Prendi il meglio che esiste e miglioralo. Se non esiste, crealo

Il mondo si avvia verso una rivoluzione che sarà dirompente quanto lo fu alla fine del XVIII secolo quella industriale.

Oggi l’avanzata delle macchine, delle intelligenze artificiali, le applicazioni digitali insomma, consentono di ridurre  o eliminare del tutto le persone all’interno di una parte del processo produttivo, il che è una gran cosa in quei settori dove il rischio fisico è alto. Basti pensare ad una miniera, o a certe operazioni sui fondali marini, o ancora alcuni reparti all’interno di fabbriche chimiche o meccaniche.

In questo modo l’uomo può essere impiegato in mansioni di controllo e supervisione delle operazioni.

Scenario interessante, non fosse che è già vecchio: la fabbrica sporca e malsana non esiste più da decenni nel mondo occidentale. Quello che oggi vanno ad erodere le intelligenze artificiali sono compiti più alti: si stanno eliminando parte dei cosiddetti colletti bianchi.

Non tutti si intende, ma in quelle mansioni ripetitive e alienanti sono progressivamente sostituiti da software.

E qui sta il bello della cosa: la persona ha un valore aggiunto che in quella mansione veniva schiacciato, rinchiuso, spento. Mettere una persona a fare due più due per otto ore al giorno è una delle cose più umilianti che ci possano essere. Anche se può apparire drammatica la perdita di posti di lavoro, in effetti è solo molto rapida e difficoltosa da governare: la quantità di nuove professioni che si affacciano sul mercato è esponenziale e in più oggi si ha l’opportunità di sfruttare molto meglio quelle caratteristiche personali di ogni individuo.

Quello che conta di più e che varrà sempre di più, sono le cosiddette soft skill.

Sai quelle cose tipo creatività, intuito, educazione, empatia, capacità negoziale, gusto, rapporto umano… quelle cose che fino a poco tempo fa venivano bistrattate.

Hai presente il mestiere di cameriere? Ecco sarebbe in effetti un lavoro altamente specializzato, ma trattato come se fosse un lavoro per sbancare il lunario da individui senza arte ne parte. E invece no. Dove c’è un professionista la differenza la vedi nei conti a fine serata: ogni buon imprenditore della ristorazione lo sa bene. Un robot non funzionerebbe: al bar ci vai per avere un contatto umano, se no la birra la bevi a casa.

Ecco il problema è che buona parte del valore e del capitale delle persone sta nella testa, nelle idee e queste sono abbastanza facili da rubare.

Ne sanno qualcosa fotografi , musicisti e romanzieri, che per decenni hanno lottato contro questi furti difficoltosi da dimostrare.

Oggi con l’avvento delle macchine intelligenti, sempre più soggetti si trovano a scoprire nelle proprie competenze la chiave per la propria ricchezza e anche, purtroppo, a dover proteggere le proprie intuizioni che sviluppate significano idee e processi e prodotti e servizi.

Ecco qui si apre la voragine non tanto normativa che il diritto d’autore e il brevetto sono concetti di vecchia data ben conosciuti, quanto invece la possibilità concreta di provare senza ombra di dubbio la paternità di un dato prodotto, sia esso un processo o un servizio o una semplice tesi su quanto sia complesso vendere hamburger sulla luna.

La Prova!  Ti serve qualcosa che certifichi che quell’idea è roba tua e di nessun altro, per cui se qualcuno la vuole sfruttare deve passare da te e tu hai diritto ad un giusto compenso.

E qui entrano in gioco le giovani rampanti.

Insomma la cosa è così: nel maggio del 1904  al Midland Hotel di Manchester Henry Edmunds  presenta l’amico Charles Rolls ad Henry Royce. Due anni dopo nasce la Rolls Royce.

Paola Pellini, avvocato e Tiziano Fortin ingegnere informatico, si incontrano all’Università Bocconi di Milano.  Tiziano ha un’idea, Paola la sposa coinvolgendo   Valentina Panizza manager con la quale aveva già lavorato in passato.

I tre analizzando la questione con lo spirito dei fondatori della Rolls Royce (che per inciso è da 100 anni definita “la migliore auto del mondo”) si sono guardati intorno e preso il meglio che il mercato e il contesto storico offrivano, lo hanno messo insieme per creare un servizio che facesse al caso di tutti (e saranno sempre di più) quelli che in qualche modo devono usare la propria testa per lavorare e produrre idee.

Però far girare la voce via social network non basta.  I servizi offline dedicati al diritto d’autore sono farraginosi.

Spedirsi a casa la raccomandata con l’idea è un trucco che lascia il tempo che trova, soprattutto oggi che le poste tradizionali dureranno poco…

Insomma Paola, Valentina  e Tiziano hanno preso sì tutto questo, e poi nel mettere tutto insieme lo hanno migliorato.

Nasce Proofy.

Il servizio è per buona parte gratuito e ha un respiro ben più ampio di quanto concesso dalle organizzazioni finora disponibili. Più internazionale.

E l’affinamento è continuo.

Adatto al mondo e alle opere digitali, si avvale di collaborazioni esterne per qualunque opera di ingegno. Certo non tutto può essere gratuito, se poi necessiti di assistenza legale per farti pagare i danni morali dalla multinazionale di turno, dovrai concordare un compenso,  ma la fase iniziale, la più importante, la creazione di quella Marca Temporale che sarà la base per far valere i tuoi diritti in qualunque tribunale, la consulenza per sapere a chi rivolgerti per farlo e l’integrità della tua opera sono facili, veloci e a costo zero.

In fondo Henry Royce e Charles Rolls si limitarono a fare il meglio per pochi, mentre qui  siamo di fronte alla qualità e personalizzazione sartoriale dei piccoli numeri, applicata ad una platea vasta e potenzialmente infinita.

Paola, Tiziano e Valentina stanno creando un mondo dove “straordinario” e “impossibile” sono solo la base di partenza per le idee di coloro che sanno sognare in grande con una visone del futuro che nei loro binari è ben più rosea e interessante di quanto si possa solo immaginare.

In effetti ora che ci penso alla Rolls Royce non costruiscono automobili, si limitano a consegnare dei sogni resi tangibili.

Come Proofy che trasforma i sogni in una possibilità concreta.

 

 

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