Io odio Rudy Bandiera! (e Rudy odia me, ma meno male che c’è il Riccardo…)

rudy salama

Rudy Bandiera, lo conosciamo tutti non è vero? Come può passere inosservato un uomo (uomo? mah, maschio, uomini si diventa e non è cosa di tutti) che passa la vita a comunicare il nulla, arrogante sparafuffa di professione, scrive cose vuote e quando parla lo fa con una sola cosa al centro dei suoi discorsi e dei suoi interventi:

il nulla che ruota intorno a un buco che peraltro è anche vuoto

A tal proposito, del nulla in stile Bandiera, ti consiglio di leggere “i segreti dell’articolo senza contenuto” che il concetto è un po’ lo stesso.

Perché? Perché anch’io ho parlato del nulla… forse.

E poi io odio Rudy perché mi da sempre i pezzi più piccoli di salama da sugo, guardalo sopra nella foto che taglia con attenzione e stile bucolico la prelibatezza in questione. Ma tanto lui mi odia perché io gli passo sempre le birre chiuse così non può berle.

Due bastardi dentro.

Io ho il mio brand, piccolo, molto centrato, targettizzato direbbero quelli bravi, lui ha scelto la strada dei numeri per il suo. Due visioni differenti.

Comunque mi da fastidio come io ne do a lui. Praticamente non ci parliamo se ci incontriamo da qualche parte: a lui resta la sete e a me resta la fame.

Punto.

Lo so che mi odia perché riesco a fare con numeri piccoli e senza espormi così tanto come deve fare lui e lui lo sa che lo odio per come riesce ad esporsi e restare sé stesso. Entrambi abbiamo i detrattori intelligenti, quelli bravi a sputar sentenze inventandosi le teorie sulle nostre vite.

Questa è una guerra. O lo sarebbe, per fame e sete, ma meno male che c’è il Riccardo che porta l’apribottiglie e mi passa dei pezzi di salama. E fa da paciere.  Riccardo ha un profilo più basso, appare più autorevole e risulta più distaccato rispetto a noi. Una sorta di “più irraggiungibile”. Questione di indole, di carattere. Essere persone disponibili e gentili è relativamente semplice, riuscire a farlo mantenendo una sorta di distanza è cosa più adatta a persone riflessive come Riccardo rispetto a quanto riusciamo a fare Rudy ed io.

Perché ti dico questo?  Perché l’invidia è una brutta bestia ma si sviluppa solo in casi specifici.

Di solito il pizzico di invidia è uno stimolo ad emulare, a migliorarsi, a sfidare la posizione di qualcuno e scalare i suoi successi. E fin qui andrebbe tutto bene, è la parte sana della questione, colesterolo a parte.

La cosa difficile da gestire è l’invidia pesante, quella del “ti odio perché sei felice”.

Questo genere di reazione si scatena solo quando riesci a fare qualcosa abbastanza bene da raccogliere risultati, anche importanti, ma restando molto vicino a chi quei risultati li vorrebbe e ancora non ci è arrivato.

Nessuna ragazzina invidia Katy Perry, perché è irraggiungibile. Vorrebbero essere come lei ma la distanza è tale e tanta da essere ammirata. Nessun ragazzino con un pallone odia Lionel Messi, perché troppo in alto.

Ma quando ti trovi a rapportarti con persone che sono molto vicine a te, che puoi toccare, che ti pare di poter dire “è uno di noi” ma che al contempo riescono ad avere dei successi personali che tu non riesci ad avere, allora scatta quella bestia nera chiamata invidia e quando i tuoi sforzi sono tanti ma non cavi un ragno dal buco e magari stai anche scavando un po’, allora ti senti quasi defraudato, come se chi sta andando avanti e sorride felice ti stia rubando qualcosa che ti spetta di diritto.

Ora io (e sono sicuro anche Rudy sia d’accordo con me) credo che ognuno abbia diritto ad essere felice. Il punto è che questo non deve essere a discapito di qualche altro, né è possibile se la tua mente è pervasa d’odio per chi, con impegno e fatica, riesce ad esserlo.

Magari siamo felici solo in parte, magari abbiamo mille obiettivi da raggiungere ancora e sicuramente, puoi starne certo, non è tutto rose e fiori la nostra vita. Nessuno si sveglia la mattina con una pianta che tra i suoi frutti ha il successo, la soluzione, i soldi (che fanno sempre comodo), o la felicità.

Sono atteggiamenti mentali e tecnica.

Ma se Riccardo ha uno stile comunicativo che ti porta a pensare, come è naturale che sia, che ogni cosa che ti racconta è una risorsa per te “ma ci sono altre mille cose da sapere o sarei come lui”, quando incroci gente diversa che ti sembra abbia ciò che vuole ma è più “toccabile” e ottiene (secondo te) senza competenze perché parla del nulla, hai quell’idea che non se lo meriti o che non te la racconti giusta.

Ecco ho una notizia per te: ci sono individui molto tecnici e riflessivi che analizzano passo, passo, le cose e te le raccontano molto bene tecnicamente.

Uno stile di comunicazione e un modo di essere, una risorsa inestimabile.

Poi ci sono quelli che ti dicono ogni giorno cosa ha funzionato per loro ma per carattere sono più passionali, parlano di quello che gli accade, di quello che vedono e leggono e pensano in quel momento e lo fanno con tanta generosità, perché se analizzi bene il presunto “nulla” ti accorgi che ti stanno dicendo come reagiscono agli eventi, quali parametri prendono in considerazione, che ragionamento fanno e come si adattano per sfruttare al meglio le opportunità che, guarda caso sono le stesse che si propongono sulla strada di chiunque, ostacoli compresi.

Il punto è che il modo di spiegarlo è talmente semplice da apparire quasi una magia.

Ho una bella notizia: la cosa è come se tu avessi 4 mele e volessi comunque tenere le mani libere pur portandole con te.

Rudy ti direbbe: Ma c…o, prendi uno zainetto, ci metti le mele, lo metti sulle spalle e hai le mani libere, semplice no?

Io ti direi: zainetto sulle spalle con dentro le mele.

Mentre Riccardo la metterebbe più o meno così:

“Ho recentemente analizzato un problema che mi affliggeva da tempo. Come trasportare 4 mele mantenendo le mani libere per poter usare lo smartphone e comunicare con il mondo.  Dopo aver fatto alcune ricerche ho scoperto che in commercio si trovano (peraltro a prezzi adatti a tutte le tasche) delle borse con una caratteristica che reputo geniale: gli spallacci. Queste borse, dette Zainetti, ….”

Ma dietro alle tre risposte, che guarda caso arrivano alla stessa conclusione, ci sono per tutti riflessione, analisi del contesto e dei dati e mille domande prima di aprire bocca raccontare la soluzione trovata. Solo è differente il modo di spiegarlo. Se non rifletti non hai risultato.

Questo lo sa Riccardo, lo so io, lo sa Rudy, lo sanno tutti.

Non ci sono segreti, ci sono la voglia di fare, attenzione al mondo intorno, impegno, disponibilità sbatterci la testa, a sbagliare, a provare e riprovare.

C’è un continuo aggiornarsi sulle cose che ci interessano e un po’ anche su quelle che non ci interessano. C’è un lavoro continuo alla ricerca di soluzioni.

Poi c’è chi te la racconta in un modo e chi in un altro, ma in fondo il vero segreto è uno solo: nessuna delle persone che ottengono risultati, passa la propria vita a sindacare su come vivono gli altri e su quanto sia meritato o meno il loro presunto successo in qualcosa, ma si impegnano invece a guardare cosa fanno di differente e provano a implementare nelle proprie strategie e nei propri comportamenti ciò che funziona. Sempre restando sé stessi.

Insomma: l’invidia è un peccato, perché ti fa solo perdere un sacco di tempo ed energie e non sarai mai felice. Poi se credi continua pure a sparlare di chi vuoi, in fondo come recita un vecchio adagio

“quando la concorrenza parla male di te è perché hai alzato lo standard”

E se Rudy non fosse una persona di valore, non avrei potuto scrivere di questo argomento.

Ma meno male che c’è il Riccardo che mi fa fare pace con Rudy 😉

 

PS: si ringrazia NetPropaganda per la foto

“Rudy Bandiera e la Salama da Sugo”

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2 pensieri su “Io odio Rudy Bandiera! (e Rudy odia me, ma meno male che c’è il Riccardo…)

  1. No vabbè, adoro il tuo articolo la scioglievolezza della lettura, che permea sicuramente la salama, la sete che mi hai fatto venire per un bicchiere di birra, la voglia di cercare lo zainetto, per colpa della scimmia di Rudy, di qualche tempo fa e si, grande verità Andrea; “quando la concorrenza parla male di te è perché hai alzato lo standard”
    Grande tu lui e anche l’altro, grande l’intelligenza.

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