Le macchine non ruberanno la tua vita, forse.

Cylon_Centurion

Di solito scrivo contenuti molto pratici, applicabili subito. Altre volte mi piace segnalare persone che stimo e ritengo interessanti a vario titolo, altre ancora (e so che questi ultimi sono i pezzi più apprezzati) mi faccio prendere la mano e trasmetto un pochino di sana motivazione. Ma ci sono costanti a caratterizzare gli articoli su questo blog: parole semplici, facilmente comprensibili e fruibili, pochi collegamenti esterni e spesso del tutto assenti, e scritti relativamente corti.

Ecco sono costanti che in parte non troverai in questo pezzo, che comporta un pochino più di impegno da parte tua mentre leggi, che per essere ben compreso consiglio caldamente di seguire i link che troverai nel testo e approfondire. Insomma una cosa un po’ diversa da come ti ho abituato da questo blog, e mi pare doveroso avvisarti.

Oggi si parla di macchine. Sai quei Software che si sono messi in concorrenza con chi lavora usando testa e competenze che richiedono anni di studio? O anche quei robots che sostituiscono il lavoro manuale? Ecco quelle macchine.

Oggi abbiamo Intelligenze Artificiali che lentamente (ma nemmeno così tanto lentamente) salgono di livello sempre di più e vanno ad erodere spazi di lavoro sempre più qualificati.

Non ci vorrà molto perché gli autisti dei mezzi pubblici diventino inutili, né dovremo aspettare ancora tanto prima che siano dei software a compilare e gestire la dichiarazione dei redditi.
E sono solo due esempi fatti al volo. Prova a pensare a quante persone servivano solo 50/60 anni fa per costruire un’automobile e prova a farti un giro oggi in una fabbrica che sforna 1 o 2 milioni di auto all’anno. Siamo a meno di un decimo della forza lavoro necessaria prima dell’arrivo dei Robots.
La tendenza oggi è verso l’automazione pressoché totale di qualunque processo produttivo, con aziende che fanno a gara a chi riesce ad avere meno dipendenti possibili.

Prima, quando le macchine erano impiegate solo per sollevare le persone dai compiti più gravosi e pericolosi, erano sicuramente un grande vantaggio per tutti. Gli operai venivano poi impiegati in parte nel controllo , in parte nella costruzione delle stesse macchine che li avevano sostituiti. Ma oggi siamo arrivati a un punto di non ritorno: non solo sono automatizzabili quasi tutti i processi produttivi, ma si stanno verificando altri due problemi:
la quantità di persone che perdono un lavoro non viene più riassorbita totalmente nella costruzione delle macchine che li sostituiscono e ancora peggio, le intelligenze artificiali hanno ormai raggiunto un tale livello da sostituire anche buona parte delle fasi di controllo e istruzione.

Sì, perché ora abbiamo I.A. che insegnano ad altre I.A. cosa fare e come, e le fanno “crescere”.
A tal proposito ti consiglio di dare un’occhio a questo articolo di Stefano Bersanetti e anche una lettura veloce a “How Facebook uses artificial Intelligence to teach computers to read” segnalatomi da un’altro che se non lo conosci è meglio che rimedi subito: Fabrizio Bartoloni.

E non parliamo solo di eliminare un commercialista, tre contabili e due autisti: qui si tratta di milioni di persone le cui competenze sono obsolete, costose, difettose… in una parola, inutili.

Ma siamo sicuri che sia davvero un problema così grande e non sia invece una grande opportunità? La domanda che mi (e ti) faccio, nasce dopo aver riletto un pezzo che scrissi tanto tempo fa intitolato “sai dove guardare?” nel quale accennavo ad un robot antropomorfo che in un ristorante in Cina sostituiva in tutto e per tutto il personale di servizio.

Ecco mi sono chiesto se fosse davvero in grado di sostituirlo in “tutto e per tutto”.
Io proprio non li vedo tutti i ristoranti e i pub e le pizzerie e i caffè gestiti da macchine. Magari uno o due nelle piccole cittadine e magari 10 o 100 nelle grandi metropoli. Sicuramente interessanti, piacevoli, divertenti, all’inizio. Perché sarebbero una cosa nuova e insolita, poi ci si abitua. Un po’ come McDonalds e Starbucks. Sono catene che funzionano in modo simile, con altissima redditività, ma non hanno eliminato caffetterie e ristoranti tradizionali, hanno invece scremato il mercato dal livello basso. Le grandi catene della distribuzione alimentare non hanno eliminato panettieri e gastronomie, non tutte, ma solo quelle che hanno insistito a farsi la guerra sui prezzi invece di offrire qualità.

Se vuoi sapere perché abbassare il prezzo è l’idea più stupida che si possa avere ti invito a leggere “Il prezzo non è giusto”  di Silvia Vianello.

Questa cosa che può apparire tanto pericolosa, in effetti si chiama concorrenza e c’è sempre stata, solo che in passato erano più lenti i cambiamenti e venivano assorbiti senza quasi rendersene conto. Ma non vedo nulla di differente da quanto in effetti ho notato pochi giorni fa: in una strada di forte passaggio in una piccola cittadina del nord Italia, ci sono 3 bar e una pizzeria da asporto. Ebbene, la pizzeria è lì dalla fine degli anni 40 del secolo scorso e posso garantirti che pur avendo un’ottimo prodotto, è un posto bruttissimo dove andare, perché da sempre trattano i clienti come se dessero fastidio. Poi qualche mese fa apre anche un locale dove fanno solo toast. Sai sono entrato in quella pizzeria e ho pensato: ma che bravi quelli dei toast come lavorano bene. No non sono impazzito, l’ho pensato perché improvvisamente i gestori della pizzeria sono diventati affabili e gentili. La concorrenza fa miracoli, non credi?

Ok ma come facciamo ad essere all’altezza del cambiamento? Specializzandoci. In quello che vuoi, ma davvero in qualunque cosa tu voglia, purché sia bella. Sì, proprio “Bella” con la B maiuscola.

Vedi, tutti noi sappiamo che una volta soddisfatti i bisogni primari (un posto dove dormire all’asciutto, abiti, cibo…) la nostra indole ci porta a cercare altro. A scegliere un colore, una stoffa, un piatto differente, a studiare, a stimolare l’intelletto con la letteratura e la pittura e il nostro ego con mille altre cose.

In Grecia, ad Atene c’è una piccola azienda chiamata GotamCargo che produce queste scatole di legno. Cestini per le biciclette. Li hai guardati? Sono strani vero? Ma belli. Il titolare trovandosi con qualche attrezzo e senza lavoro si è inventato questo prodotto di nicchia e ad oggi ha dovuto assumere i suoi amici che erano rimasti a spasso perché il suo prodotto lo vende in tutto il mondo. Sai perché? Perché è fatto a mano.

In Inghilterra c’è una piccola fonderia Grainger & Worral che non fa concorrenza alle grandi acciaierie del mondo, ma hanno un tale livello di specializzazione che tra fumo, caldo e fuoco, versando il metallo liquido a mano (a mano!) come nei tempi andati, sono divenuti il punto di riferimento delle principali case automobilistiche e dei team di Formula 1. Qui infatti si fanno due cose: prototipazione prima di tutto. E poi blocchi motore. ma non tanti, non più di 2000 pezzi annui, ma sono il meglio in assoluto e vanno ad equipaggiare Bugatti o le Porsche a tiratura limitata, ad esempio.

Puoi dirmi che sono due realtà distanti dal mercato italiano, per contesto e soprattutto leggi e regolamenti e burocrazia. Concordo. E allora ti faccio conoscere un paio di donne speciali:

Una è nel cuore dell’Emilia e produce artigianalmente… magliette. Sai le T-shirt? Ecco, con un’attenta scelta sul cotone, su come sia prodotto e trattato, sul confezionamento, le cuciture speciali, uno stile tutto suo e un packaging che da solo è già un capolavoro. E tutto viene fatto a mano, pezzo per pezzo in Italia. Sono t-shirt per bambini, piccoli.

Lo stile di Bia

Posizionamento alto è chiaro, ma anche il livello del prodotto è più che eccellente. Lei si chiama Laura e questo è il suo profilo instagram. Perché instagram? perché ha tanto mercato che ormai vende nel mondo con il passaparola tra mamme e al sito aziendale ci sta lavorando solo ora, dopo tre anni dal primo colpo di ago e filo. Ah dell’azienda trovi qualcosa qui:”Lo stile di Bia

Un pochino più in giù ma sempre nel bel paese chi ti trovo? Una ragazza che ama i cappelli. Lei è Alice, la trovi dalle parti di  Osimo nelle Marche e si è messa un’idea.. in testa.

Montegallo

E guarda un po’ cosa ti combina: mette insieme una tradizione secolare, un mestiere per il quale servono anni di pratica, tanto gusto per affinare il prodotto finale. E voilà, ecco al mercato Montegallo (che peraltro produce anche turbanti elegantissimi) e che ti consiglio di andare a ad approfondire: è affascinante tutta la storia del prodotto e come viene realizzato. A me piace da matti perché tutto è fatto a mano e perché (cosa rarissima oggi) lei, Alice, ci mette la faccia e non per modo di dire. Lei è protagonista vera nella comunicazione, nelle foto e nei filmati sulla sua azienda.

Prima o poi un turbante dei suoi me lo compro e lo uso quando sono in barca di bolina sotto al sole, lo so che è da donna ma così mi sento un po’ Sandokan (oh, ho le mie fisse anch’io).

Ora ti faccio una domanda: ma tu credi che una macchina, per quanto raffinata e sviluppata e antropomorfa possa essere, sarà mai impiegata da Laura o da Alice?

Dai seriamente, ti pare che possano subire anche vagamente la concorrenza di una fabbrica che produce 100.000 cappelli al minuto o 10 milioni di t-shirt? Sei sicuro di voler portare (se hai più di 17 anni) una ragazza al primo appuntamento a cena da Mcdonalds invece che in un ristorantino sul mare? Pensaci, vuoi far stare bene una persona speciale e la porti da Starbucks dove hanno appena adottato i camerieri robot o scegli invece un caffè in centro con quella pasticcera simpatica che sa consigliarti la cioccolata giusta per voi?

Sai si chiama “eccellenza” e ho una notizia per te: a questo livello non ci arriva la macchina e anche se ci arriva non ha rilevanza. Perché quando vuoi qualcosa di speciale, in quello speciale c’è anche il “fatto a mano” “pensato da una persona” “scelto con gusto”…

Per cui torno alla domanda iniziale: ma siamo sicuri che non sia una grande opportunità l’avanzata delle macchine?

 

 

 

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2 pensieri su “Le macchine non ruberanno la tua vita, forse.

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