Prima o poi trasloco su una barca

prima o poi trasloco in una barca

Lo so, stai pensando “questo è completamente impazzito”. Mah, forse un po’, ma non più del folle che non sogna mai.

Detto questo, sospendi per un attimo il tuo giudizio e parliamone seriamente: ho voglia di leggerezza, e ho voglia di me. Ma soprattutto sono abbastanza stanco di fare le cose che non mi piacciono: la vita è corta e riflettendo qualche giorno fa ho scoperto di aver dimenticato chiuso in un cassetto un’idea tardo adolescenziale, che era appunto una barca con la quale fare un po’ il vagabondo.

A me è sempre piaciuto viaggiare e conoscere luoghi, persone, culture e stili di vita differenti. Non è un segreto quanto sia attratto e quanto valore io dia alle diversità e alle differenze che considero un arricchimento tanto per il singolo quanto per le organizzazioni commerciali.

Farsi “contaminare” da idee e prospettive diverse ha qualcosa di magico nel suo effetto collaterale: stimola la creatività e rende rapida la conquista di soluzioni.

Viaggiare ha questo lato da brivido di piacere dello sconosciuto, del “tutto da imparare”, del “ricominciare mille volte”, senza mai cancellare ciò che hai, ma aggiungendo. E ti rende un po’ più leggero. Paradossalmente più emozioni, conoscenze, esperienze assimili, più aggiungi leggerezza al tuo spirito, al tuo modo di approcciarti alle cose, alla vita in genere. E la parte più piacevolmente pratica forse è proprio che soffri meno di tante piccole tossiche abitudini che ci avvelenano la vita. In sostanza perché non te ne frega niente di avere il televisore più grande, lo smartphone più costoso, o l’auto più lussuosa.

Ci sono decine di comportamenti che assumiamo, e di scelte che compiamo ogni giorno, che sono in funzione di altri e non di noi. Rispondono solo all’esigenza di essere all’altezza di qualcuno.

E quindi niente di trascendentale, devo comprare casa… cioè non è che “devo”, non me l’ha ordinato il medico, ma sono tanti anni che non ho più una casa di proprietà e ci stavo pensando, così ho fatto due conti e una lista delle caratteristiche di ciò che voglio, perché non si tratta di comprare un pacchetto di noccioline, quindi che rispecchi le esigenze. Non so come la vedi tu, ma io all’idea di acquistare qualcosa che poi non mi soddisfa, non è che faccia i salti di gioia.

E allora pensa e ripensa, ho messo insieme un paio di punti importanti: intanto non è rilevante il dove, perché un po’ posso lavorare a distanza, un po’ devo comunque spostarmi. Poi voglio vedere il mare e ho voglia di autonomia. A tutto questo aggiungi che mi annoio in fretta di un panorama.

Idea tardo adolescenziale: la barca.

Sai quanto costa oggi un appartamentino sui 150 mq in una grande città come Milano o Roma? Al quale poi va aggiunto almeno un posto auto, perché tanto ti serve l’auto. E poi va aggiunta l’auto e la sua manutenzione, e il contatore del gas, l’elettricità, l’acqua, le spese condominiali, il divieto di sosta,…  E il cappotto che in inverno fa freddo!

Tutta roba che porta il costo a quasi il doppio di quello spettacolo che vedi nella foto sopra, che in più ha dalla sua anche altre frecce: è una palestra perché a vela, ha una terrazza vista mare di 180 mq e un appartamento all’interno di di 150 con finiture qualitativamente di livello altissimo. Puoi attrezzarla per essere ecologica al 90% e autonoma altrettanto, quando ti scocci di un panorama devi solo mollare gli ormeggi e spostarti di qualche miglio, ma soprattutto, mi permette di inseguire la primavera.

Oggi la tecnologia disponibile consente di essere connessi anche se sei in mezzo al Pacifico, figurati nel piccolo Mediterraneo e i costi di esercizio sono circa un terzo di quelli di un appartamento in centro a Roma (o a Firenze o Genova o Napoli..)

Ma soprattutto mi permette di fare una cosa molto più importante: riapro un cassetto e tiro fuori una cosa che ho rimandato per quasi 30 anni.

Ecco tutto questo mucchio di parole per fare una semplice domanda: ma tu, a quanti sogni, desideri e obiettivi hai rinunciato? E di questi quanti se ci rifletti ti renderebbero felice e sarebbero facilmente realizzabili?

Perché io mi sono proprio fatto questa domanda, e ho scoperto che più mi avvicino a ciò che sognavo per me stesso, più mi diventano facili le cose che faccio per vivere, anche e soprattutto sul lavoro. Sarà che forse una mente più serena e appagata diventa improvvisamente più produttiva?

Si, mi sa che prima o poi mi trasferisco su una barca per un paio d’anni.

 

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23 pensieri su “Prima o poi trasloco su una barca

  1. Ma forse io capito a pennello qua 🙂 allora, partendo dal fatto che ho vissuto su una barca negli ultimi quattro mesi e mi sto attivando per ottenere dei brevetti e lavorarci nell’immediato futuro, ti dico che quelli che a volte ci sembrano desideri adolescenziali, in realtà sono realtà che molte persone hanno scelto. Ti racconto la mia storia. Ho attraversato l’oceano in barca a vela da dicembre a febbraio e in questa esperienza pazza, ho scoperto tutto un mondo di persone che hanno lasciato una vita facile, spesso piena di soldi, per seguire la propria libertà. Molti vivevano proprio su una barca. Chi lavorava free-lance, chi portava i turisti in giro, chi si inventava lavori giusto per mettere da parte il minimo indispensabile per sopravvivere. Tutti però felici della propria scelta. Magari non sarà una barca la tua decisione, ma sono convinta che non bisogna rinunciare a quei sogni adolescenziali 🙂

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    • La transat? Tu Valentina hai fatto la transat? è una fissa che ho anch’io. Dimmi, rotta classica dalle canarie ai caraibi in favore di alisei? Mi dicono che dopo una tranat a vela si aprono mille porte, per cui credo non avrai difficoltà a trovare imbarchi: vale come 5 anni nel mediterraneo se non di più. Comunque la mia scelta è proprio la barca, in solitario (ma per la transat con equipaggio) entro un paio d’anni al massimo: giusto il tempo di organizzarmi.

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      • Ho fatto una rotta della pazzia 😀 partenza da La Rochelle, Francia fino alla Spagna e poi Portogallo. Questo tratto davvero terribile in inverno, mare forza nove, onde alte e scompigliate, freddo. Una settimana d’inferno 😀 Da Porto a Madeira poi tranquillo. Da Madeira è iniziata la traversata in favore di alisei ed è stata una passeggiata rispetto all’inizio. Esperienza bellissima fatta senza un minimo di esperienza. Di colpo è come essere buttati nella mischia e si imparano le cose velocemente 🙂 siamo arrivati a Saint Martin. Poi da lì con un’altra barca abbiamo visitato varie isole dell’arcipelago caraibico. Ti appoggio in pieno la tua scelta 🙂

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  2. Andrea, il tuo bell’articolo, ispira me nell’immaginare che una mente leggera è il mezzo ideale – come una barca – per solcare quel mare, a volte agitato, che è la vita. Una mente priva di zavorre come lo sono alcune categorie di pensieri, e non ancorata al passato, può approdare sulle rive tranquille di un autentico benessere personale, ben lontano da quello idealizzato con cui alcuni si ingannano. Questa affermazione, forse un po’ forte, la rapporto con il fatto che non tutti i sogni nel cassetto sono davvero nostri.
    Per quello che mi riguarda, periodi di pigrizia e sfiducia, mi hanno sottratto volontà ed entusiasmo, motivi per cui talvolta ho rimandato. Altra cosa: non posso dire di avere realizzato dei sogni; quando l’ho fatto, al massimo sono stati degli obiettivi. Perdona il mio argomentare pernicioso, ma la differenza la avverto a pelle. Per il momento, continuo a navigare gonfiando cuore e vele, con la volontà e la speranza che un giorno anch’io potrò gridare: “Terra!”

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    • Nick, hai centrato in pieno il senso dell’articolo: “una mente leggera è il mezzo ideale”.
      Quanto a sogni e obiettivi… Sai Nick, i sogni per essere realizzati devono trasformarsi in obiettivi e tu sei già esperto nel raggiungere questi ultimi. Se mi permetti un consiglio, prova: prendi un sogno, tuo, piccolo e guardalo come fosse un obiettivo. Poi fallo con un altro e un altro ancora e vedrai come ti diventerà familiare soddisfare anche i sogni che da tempo tieni chiusi in un cassetto.

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  3. Cavoli, Marco F. mi ha anticipato!
    In effetti, anche per me questo è un periodo di riflessione. Mi sto chiedendo se ciò che sto facendo sia realmente la strada da continuare a percorrere o meno.
    Direi che la tua riflessione a voce alta collima perfettamente con la mia.
    Diventiamo soci?

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    • Alle volte si lasciano in un cassetto cose che invece si dovrebbero inseguire, poi ti svegli una mattina con in testa “sono troppo vecchio per dedicarmi a ciò che non mi interessa”. Mi sa che devo aprire le iscrizioni per l’equipaggio. 😉

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