La ragazza dei … miracoli (parte 2)

La ragazza dei miracoi

E così ti ho raccontato nella prima parte di come fosse la vita della ragazza e del suo primo grande risultato, ma come promesso ora ti svelo il mistero dell’abito da sposa e il secondo miracolo.

Allora, la signorina qui sopra si chiama Luana, e qualche anno fa tra una cosa e l’altra ha anche fatto l’attrice, ma di questo ti ho già parlato.

Quello che non sai è che ci troviamo di fronte ad una donna che è fuori come un citofono e si è comprata un’abito da sposa per andare a firmare un contratto … commerciale!

Devi sapere che il suo scrivere un progetto era semplicemente il mettere nero su bianco un personaggio (sì quello verde nella foto) e poi inventare delle storie che fossero adatte ai bambini molto piccoli (da 1 a 6 anni per iniziare) e che avessero qualcosa da insegnare.

Ma la sua idea era più che altro fare qualcosa di utile per il mondo che avrebbero trovato i suoi figli crescendo.

Sta di fatto che da sola non può certo fare tutto e allora comincia a circondarsi di persone più o meno valide. Coinvolge, chiede aiuto, rompe le scatole a chiunque le passi davanti.

Ecco sì, lo ha fatto anche con me e devo dirti che non mi risultò tanto simpatica di primo acchito. Ma mi piaceva la grinta e mi piaceva l’entusiasmo col quale raccontava di queste sue idee.

Erano in embrione quando me ne parlò quel giorno. Praticamente esistevano solo un po’ di gomma piuma colorata e uno schizzo su un foglio. E una precisa idea dell’obiettivo.  (precisa idea dell’obiettivo è una di quelle cose che ti cambiano la vita)

Ma lei raccontava di avventure e personaggi strani e con le parole dipingeva un mondo dai colori pastello.

Insomma mi venne voglia di darle una mano.

Non ho fatto per lei proprio tutto quello che faccio per i miei clienti, ma mi sono limitato a esserci quando nel tempo ne ha avuto bisogno. Lei chiamava, magari ad orari assurdi, e io rispondevo.

E così mi son trovato a spiegarle perché in alcuni casi riusciva a coinvolgere e in altri no, a come valutare le persone che le davano una mano e a valutarne qualcuna insieme a lei.

Un giorno ho passato quasi due ore a spiegarle che una joint venture funziona fino a che non ci sono in ballo troppi soldi, poi serve un contratto e soprattutto a spiegarle i termini di quel genere di accordi.

Poi soprattutto tante volte a farle vedere dove poteva avere sponda e dove trovare mercati.

 

Fino a qualche mese fa. Sì perché calmare una persona che si agita per la concorrenza che crede inarrivabile, farle tirar fuori le doti di leader e trasferire delle competenze su negoziazione o gestione era una cosa che le serviva per un periodo di tempo relativamente limitato.

Poi le cose vanno messe in pratica. E lei lo ha fatto.

Ora ha un gruppo di persone, un team, che la segue e che lavora con lei su ogni più piccolo dettaglio. Ha trovato un finanziatore che ha messo sul piatto soldi (decine di migliaia di euro) e competenze. Ha disegnatori e grafici di prim’ordine che hanno lavorato giorno e notte (si sopratutto di notte quando non erano pagati per farlo) pur di definire il prodotto nei dettagli con precisione assoluta. Tutti sembrava avessero fretta di di vederlo nascere questo esserino verde.

E così è stato.

Sì lo so, di questo prodotto avevo già accennato poco tempo fa, ed è un cartone animato molto carino.

I test con i bambini li ha passati tutti, i contatti con i compratori ormai procedono a vele spiegate. Pare che BBC (ma sono voci di corridoio) sia interessata ad un’esclusiva per un paio di stagioni.

E lei, si è comprata quell’abito da sposa per firmare il contratto che sancirà la nascita della società detentrice dei diritti di sfruttamento di Bidonzolo.

Sì lo so che è strano, ma te l’ho detto che è fuori come un citofono! Per lei è una festa più di un matrimonio. Lo vive così.

Il miracolo in stile J.K. Rowling secondo me sta nell’essere arrivata a mettere in piedi una società con tutti i crismi, un modello di business ben definito che copre i prossimi dieci anni in ogni più piccolo dettaglio, avere affinato il prodotto, resolo vincente, aver messo insieme un team eccezionale e infine (ma solo in ordine cronologico)  aver trovato chi è pronto ad investire cifre importanti in quella che sarà qualcosa in più di una start up.

Hanno firmato tutti: manca solo lei. Era un po’ agitata: pensava ancora in termini di “ma poi chi mi tiene i bambini al pomeriggio? Eh, una mamma è sempre una mamma.

Insomma è servita una mattinata intera per spiegarle che il sogno si è avverato e ora può stare tranquilla.

Ok non posso raccontarti con più precisione cosa ho fatto io in questi due anni, attiene a quella cosa chiamata “segreto industriale” , ma posso dirti che Luana è veramente un portento e la inserirò nei miei esempi di leadership ed è stato un onore e un privilegio poterle dare una mano.

 

 

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