La ragazza dei… miracoli – parte 1

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Solitamente quando mi trovo in un posto nuovo per lavoro, non ho il tempo per vedere niente. Arrivo in una città, visito il cliente, faccio ciò che devo e riparto.   … Solitamente.

Poi qualche volta, è raro in effetti, mi capita di avere del tempo libero. Soprattutto quando l’intervento dura più di un giorno.

Così accade che un giorno di un paio d’anni fa, mi trovo dalle parti di Bolzano e per questioni interne del’azienda alla quale presto la consulenza, mi ritrovo con qualche ora libera.

Che fare? Due passi e mi infilo in un bar semivuoto.  Un ambiente caldo, con tanto legno e un sacco di cose appese ovunque e un bel banco lungo, massiccio con tanti sgabelli.  Ad uno di questi è seduta una donna con una cioccolata davanti, e carta e penna. Scrive china sul banco.

Mi incuriosisce e decido quindi di sedermi accanto a lei. ordino un caffè, la guardo e dico: “non sarebbe più comoda ad un tavolo”

La donna alza la testa, mi guarda, sorride e risponde “al tavolo costa troppo”.

Ha un sorriso dolce ma un’espressione triste. Mi incuriosisce e se c’è una cosa che so fare bene è far parlare la gente.

Così intavolo una conversazione, e scopro che scrive una favola. Un sogno, un progetto. Ma di questo ne riparliamo dopo, per ora voglio raccontarti la sua storia.

Mi racconta che fin da bambina è sempre stata un vulcano, con tanta immaginazione e creatività. Ed era una bambina vivace e piena d’energia.

Crescendo diventa bella, ma così bella che partecipa a concorsi su concorsi vincendone parecchi. Non mi risulta difficile crederle: ha lineamenti molto belli e occhi magnetici. E una certa simmetria. Non avevo di fronte a me una donna fatale, ma sicuramente si notava una bellezza non comune, nascosta da una certa trascuratezza, come se fosse troppo stanca per pensare a sé stessa.

Sta di fatto che da ragazza le montagne le vanno strette, sogna movimento, musica, luci colorate e sogna il grande amore. Così si trova un fidanzato col quale si trasferisce a Londra dove trova lavoro per la BBC.  Si occupa di musica e spettacolo, impara a ballare ed entra in un corpo di ballo televisivo, lavora in una radio e nello staff di una discoteca. Gira il mondo con la BBC: Australia, Spagna, Stati Uniti d’America, Egitto, Giappone…   Gira anche un paio di film in costume, ma più che altro il suo lavoro è dietro le quinte: trova le comparse, scrive i testi… insomma una tosta e con una vita fantastica.

Poi un giorno decide di tornare in italia, riesce ad inserirsi nel mondo della televisione grazie all’esperienza maturata all’estero. Finché, si innamora, e da questo amore nascono due bambini che oggi hanno 6 e 10 anni e lei molla tutto felice di fare la mamma a tempo pieno.

Ma si sa, non sempre le cose vanno come si vorrebbe e si ritrova sola e senza lavoro.

Torna tra le montagne per allevare i suoi piccoli in un ambiente sicuro ma il più piccolo quando aveva  un solo anno, improvvisamente cambia personalità.

Diagnosi: “suo figlio è autistico”.

“Eh no!” dice lei “c’è qualche altra cosa che non va, ma non è autistico”

E questa cosa mi lascia perplesso per cui le chiedo come mai disse una cosa del genere ad un medico. Su cosa basava la propria convinzione.

E lei si fa seria, leggo nei suoi occhi quell’espressione che solo le persone sicure hanno e mi risponde “perché io sono la sua mamma e lo sento se qualcosa non va”.

Ok una risposta così è una cosa che solo una mamma può capire. E in effetti la storia continua anche bene. Lei lotta con il mondo dei medici, vive di contributi statali facendo i salti mortali e insiste perché il suo bambino più piccolo abbia delle cure non farmacologiche ma una sorta di terapia. Lei sa che qualcosa lo ha bloccato, ma il bimbo non è autistico.

Di fatto non parla, vive in un mondo suo, è anche difficile avvicinarlo. Eppure ha ragione lei e ora, dopo sei anni, improvvisamente il  bambino si apre al mondo, canta, parla e socializza con i suoi coetanei.

Aveva ragione lei, ma i medici ancora oggi dicono che abbia fatto un miracolo.

E intanto scrive. E io le chiedo cosa stia scrivendo.

La sua risposta?

“Voglio che i miei bambini abbiano un mondo più bello”

Insomma come la Rowling penso. E naturalmente lo dico anche a lei che per quanto determinata, mi confessa di essere all’inizio, alla definizione di alcuni personaggi e poi ha scelto un target un po’ diverso da Harry Potter e non c’è la magia e…  ha la voglia ma anche una paura pazzesca di non farcela.

Beh insomma, mi piace quello che racconta e mi piacciono le persone che sognano quindi  cerco di capire cosa la freni e come darle quel minimo di coraggio che bruci la sua paura.

E fu così ci mettemmo a parlare del suo progetto, dei suoi problemi delle persone con le quali si rapportava ogni giorno e delle sue risorse che erano puramente mentali: creatività e voglia di riscatto.

Però lei aveva questo bambino da sostenere, l’altro da far sentire importante quanto il fratello minore ed era sola.

E allora? Allora restiamo in contatto e …

 

Alla prossima puntata, con un abito da sposa, il secondo miracolo e un sogno che diventa realtà .

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