Twitter piange

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Qualcuno si ricorda gli anni 80 del secolo scorso?  Nel mondo dell’auto c’era un marchio, Lancia, che con i suoi prodotti faceva tremare tutti i marchi premium del settore. Tanto come bellezza e finiture quanto come tecnologia e prestazioni. Anche sul fronte sicurezza era considerata tra i migliori player del mercato di riferimento.

Poi un giorno qualcuno decise che doveva virare più sul lusso percepito, occupare spazi della concorrenza che fu identificata nel marchio Daimler-Benz (la Mercedes) e da quel momento i prodotti divennero sempre più la brutta copia dell’azienda tedesca. Ma proprio la brutta copia, andando a pescare proprio tra le caratteristiche che la concorrenza cercava di eliminare (e ci riuscì benissimo) perché percepite come difetti.

A nulla valsero le proteste e i consigli che arrivavano dai clienti storici (tanti) e dagli addetti ai lavori. Il nuovo corso era stato deciso, il mercato con le sue lamentele è stupido e farà ciò che la direzione ha deciso. Ovvero comprare la copia di altro.

Risultato: Lancia è morta.

Una copia resta una copia e questo porta a perdere i clienti più affezionati senza attrarne di nuovi. Insomma un regalo alla concorrenza.

Ma qui si parla di industrie meccaniche, di prodotti vecchi.

Salto in avanti? Dai.

Parliamo di Rim, oggi Blackberry.  Un’azienda canadese che praticamente inventò lo smartphone, l’idea di un ufficio in tasca. Mail in push, sicurezza assoluta grazie a un sistema di crittografia di default imbattibile, un servizio di messaggeria, bbm (blacberrymessenger) tra i più avanzati e sicuri del mondo, ancora oggi pulito, lineare e francamente sarebbe imbattibile se sostenuto a dovere. Un prodotto premium certo, costoso ma apprezzatissimo in ambiente business e governativo. Con caratteristiche di rapidità e produttività che chiunque avrebbe invidiato.

Poi arriva un giocattolo Apple, l’iPhone. Un telefono a tutto schermo, touch, bello, fashion, marketing e materiali di alto livello. Un modo nuovo di intendere lo smartphone. Ha tante cose in più e alcune in meno. Ma questo è il mercato: si fanno scelte e si propongono al pubblico. C’è spazio per tutti.

La concorrenza di Blackberry gioca su alcune caratteristiche e si rinnova di anno in anno, aggiungendo al prodotto quello che manca, mentre Blackberry invece che ascoltare il mercato e la moltitudine (milioni in quel momento) di clienti che chiedono poche cose molto precise, decide di buttare tutto e crea una copia del prodotto concorrente. Solo una copia e nemmeno all’altezza.

Esattamente come successe per Lancia: un suicidio.

Risultato? Blackberry nel settore telefoni è uno zombie con le ore contate.

Si perdono i vecchi clienti e non ne attrai di nuovi, perché una copia è sempre e solo una copia.

Va beh dai, uno smartphone è un prodotto maturo, parliamo del mondo attuale su.

E allora penso all’uccellino azzurro, Twitter.

Dalla sua ha la sintesi, la rapidità, oserei dire la facilità, perché sarebbe assimilabile quasi ad un sms, la cronologia (vedo quello che accade in tempo reale) e non ultimo la scelta.

Come ogni azienda al mondo anche twitter deve generare profitti e così com’è fatica.

Quindi? Quindi abbiamo la base di utenti che chiede qualche modifica molto mirata: più spazio dei 140 caratteri, ad esempio non conteggiare i link o le foto nei caratteri magari allungare a 200. O rendere più semplice investire in ads (che sembra una roba studiata dalla Cia così), inserire la possibilità di modificare il tweett. Poche cose.

E loro che fanno? Annunciano di passare a 10.000 caratteri, di voler introdurre un algoritmo che decide per te cosa devi vedere, e intanto quando accedo alla piattaforma mi un “cosa ti sei perso mentre non c’eri”… che nervi.

Che la necessità di fare cassa sia impellente non sta a me valutarlo, ma posso capire che la direzione dell’uccellino azzurro voglia cambiare passo.  Ma da qui a non ascoltare chi ti ha dato il successo (si quei milioni di utenti ai quali stai dando dell’imbecille da mesi) che chiede cose specifiche, e trasformare il tuo prodotto nella brutta copia della concorrenza, ce ne passa.

Quindi abbiamo l’uccellino azzurro che piange, per una zampina dolorante e la cura decisa, pare sia tagliargli le ali.

Risultato? Mah, secondo me un suicidio. Sempre che le novità annunciate siano tali. Magari poi fanno tutto in modo nuovo e diverso e soprattutto riescono a mantenere l’ordine temporale e… insomma io lo spero: adoro twitter.

La forza di ogni prodotto sta nel’unicità, la copia di qualcosa è sempre una copia.

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4 pensieri su “Twitter piange

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