24 ore

Partenza-24-Ore-di-Le-Mans-1965

Esterno giorno. Le Mans.

Mancano pochi minuti alle 4 del pomeriggio. Nell’aria odore di benzina e metallo. Voci da ogni direzione, rumori, profumi di oli lubrificanti e salsicce alla griglia.
Il sole è alto, la giornata tersa.
Le Mans.

La più leggendaria e massacrante gara automobilistica della storia. 24 ore senza sosta al limite delle proprie capacità e dei propri mezzi.
Mancano pochi minuti alla partenza, tutti sugli spalti o a bordo pista, trepidanti in attesa.
Lo speaker annuncia “un minuite”, il direttore di gara alza il braccio e la mano regge la bandiera francese che viene usata per dare inizio alla gara .
Le auto, tutte schierate su un lato della pista, i piloti dall’altro   .
Scende il silenzio, la tensione è palpabile, i muscoli si tirano, i nervi sono pronti allo scatto, il cervello manda più sangue agli arti inferiori, il cuore accelera.
La bandiera scende, i piloti corrono verso le auto, mettono in moto e partono, è un coro di motori a 7000 giri, metallo che urla, gomme che stridono  e alzano fumo e polvere, le auto si aprono a ventaglio alla prima curva, ma sarà solo uno davanti a tutti in quel momento: il più veloce.
Salto temporale in avanti – esterno notte.

 

La notte le luci delle auto sono l’unico riferimento che hai. Sei stanco, hai freddo, sonno e i muscoli cominciano ad essere indolenziti.
Le auto più lente sono un ostacolo pericolosissimo, come i piloti privati i non professionisti.
Sono ore ed ore che hai il cuore accelerato e il respiro stanco ed hai altre ore davanti.

 

Salto temporale in avanti – esterno giorno.
Tanti se ne sono andati, alcuni per sempre, altri hanno solo gettato la spugna.
Hunaudières, il rettilineo di 7 km si apre là davanti. In fondo sai che, più o meno. starai viaggiando a 380 km/h, se esci bene dalla curva precedente e stacchi tardi tardi tardi, puoi prendere una punta di 390/392.
Sei cotto, non ce la fai più. Già eri partito dalla sesta fila, poi nemmeno tanto bene. Alla prima curva eri quattordicesimo in mezzo alle macchinine dei privati.

 

Ma sei qui.
Sai che l’auto, come te, è al limite, anche un po’ oltre i limiti. Dovrai frenare a 120 metri, sapendo che gli pneumatici non reggono più e poi su 4 frenano solo tre ruote. Scodinzolerà come una lucertola in fuga, e poi la terza non entra e hai caldo. Hai sete. Sono quasi 24 ore che sei al limite, manca poco, un paio di giri ancora, te la giochi a un paio di minuti dagli avversari più vicini.
Tempo, troppo.

Gas nell’abitacolo, bruciano gli occhi respiri male le temperature del motore sono alle stelle.

Senti già da qualche giro uno strano rumore, ma non viene dall’auto, viene dal tuo polso, e la pelle della mano è lacerata e sanguinante.
Solo poche decine di chilometri ancora, continui a ripetertelo.
La concentrazione sta venendo meno.
Ma, alla fine, c’è la bandiera a scacchi.
La gara non va mai al più veloce, ma a chi continua a correre
Le gare si vincono sotto la bandiera a scacchi, fare la meteora serve a poco, se arrivi in fondo invece entri nella leggenda.
Io non lo so cosa è per te entrare nella leggenda, io ad esempio voglio una famiglia, tu magari vuoi una casa in campagna o un premio Nobel.

Vedi un po’ tu, ma continua a correre.

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