Sfide

sfide

La mano che saluta qui sopra è stata scelta per dire:”ciao ragazzi, come va? Torno con un testo più tecnico rispetto ai precedenti.”
Quindi oggi niente aquiloni colorati di viola o onde del mare e coralli nel blu.
Oggi ti parlo di sfide e dell’atteggiamento nell’affrontare il mondo.
Questa bellissima mano che saluta, che c’entra?
C’entra, e tanto. Perché ci sono persone che ti fanno riflettere e magari ti regalano anche le chiavi per una lettura diversa di te stesso.
Parto con una domanda: quanti anni hai?
Te ne faccio un’altra: e ti ricordi come eri a vent’anni?
Io ne ho 43 e me lo sono dimenticato per troppo tempo com’ero a 23.
La vita è una cosa strana, a 20 anni quando mi dicevano che non avevo esperienza rispondevo “Oh bene, l’esperienza è il nome che la gente dà ai propri errori”
Oggi quando mi parlano di esperienza rispondo ” Esperienza, il nome che la gente dà ai propri errori”.
La differenza sta tutta nel modo in cui guardavo la cosa.

A 23 anni ero contento di non aver fatto errori, lo consideravo un vantaggio che mi permetteva di sperimentare e buttarmi con entusiasmo e a quell’età si ha l’arroganza di credere che gli altri, quelli vecchi, non abbiano capito niente. Che nemmeno siano in grado di capire quello che dici.
La presunzione di essere forte se non rispondevano a qualche mia uscita, magari giusta nel merito ma non nel modo perché espressa appunto con arroganza ed una certa aggressività.
L’infantilità nel considerare stupido chi non rispondeva, senza rendermi conto che stava zitto per non offendermi e non farmi male sul serio.
Ma anche l’energia che hai solo a quell’età e la capacità di ragionare per assoluti: bianco o nero.
L’assoluta ritrosia al scendere a compromessi e un pochino di presunzione di non sbagliare mai mai mai.
Ma poi si cresce, e la vita è strana e ti strizza, ti strapazza, ti scuote e ti confonde e ti formi il carattere, e allora hai cose di cui pentirti, hai rimorsi, rimpianti e dolori che ti porti dentro e non se ne vanno.
Alcuni poi sono così forti che la paura di star male ti tiene lontano dalla voglia di star bene.

E fai scelte che non avresti mai fatto. Lontane dalle tua indole, e assumi atteggiamenti e comportamenti che non sono te. Sono altro, più che altro un’armatura.
Puoi fare tante cose, anche molto belle e gratificanti perché hai la famigerata esperienza.

Ma sei davvero tu? Ma soprattutto sei felice?
No. Sei una parte un po’ mutilata di te. Che si è adattata e impaurita e sta attenta a ciò che fa. E magari rinuncia.

Sei una parte stanca, molto stanca, che non ha più l’energia di pensare ad assecondare l’indole con la quale sei nato.
Errori ne fai meno. Sai dove e come evitare le rogne.

Ad esempio eviti di fare le ore piccole, che tanto servono a poco. O cerchi di non avere pendenze, che non fanno dormire.
Rifuggi le discussioni sterili perché tanto le riconosci da lontano e cerchi di avere buoni rapporti con le persone.
Poi però ti manca qualcosa.

Quel qualcosa che è la scintilla di vita grazie alla quale sei arrivato fin qui, il coraggio di affrontare certe sfide che un tempo avresti accolto con gioia.
Sai quelle cose che rischi tutto te stesso soprattutto emotivamente?

Ecco quelle.
Magari incontri anche sul tuo cammino una persona che di anni ne ha 23. E vedi così tanto di com’eri quando non ti piacevi, ma poi in effetti ti piacevi perché non mollavi mai e tenevi sempre il punto.
E la guardi crescere e trasformarsi.

E ti fa un po’ paura quando fa i capricci.

E ti fa suonare un campanello d’allarme quando ha certe uscite tipo ” ma come non vuoi fare una gita ad Harlem con un cappuccio bianco? Ma che uomo sei?”
E ti lascia in bilico tra il metterle un freno perché sta esagerando nel modo (mai nel merito) o apprezzarne la determinazione.
E poi ti accorgi che ha bisogno di spazio, aria, respiro e considerazione, più di quanta ne stai dando.

Per crescere sì, ma soprattutto per star bene.
Molto di più.
E quando vedi l’aggressività ti scopri a pensare “che grinta!” e ti ricordi di quanta ne avevi e ti vengono i dubbi su quanto tu sia in grado di reggere tanta energia e determinazione.
Sì certo, dalla tua hai l’esperienza e sai leggere tra le righe e capisci gli “sparisci / perché sei sparito / lasciami in pace / dove sei” che si susseguono in un minuto, in solo minuto senza soluzione di continuità.

E sai anche che è bene tacere, magari non sempre, ma quella volta che hai deciso di rispondere, hai sbagliato.
Non hai sbagliato il modo, ma hai sbagliato nel merito.
Perché tu lo sai che consideri questa persona la mente più brillante che hai avuto l’onore di incontrare e consideri un privilegio avere a che fare con una persona così, ma quella volta per stroncare una discussione ci metti l’esperienza e allora te ne esci con un “ho sempre pensato tu fossi la persona più intelligente che abbia mai conosciuto, ma ti devo delle scuse: è evidente che ti ho valutato male”.

E sbagli.

Sbagli perché hai usato la tua esperienza per stroncare la magia di una persona che dà libero sfogo alla propria forza interiore e la modella.

Hai sbagliato perché l’esperienza doveva suggerirti un sorriso di ammirazione.

E ti ricordi ancora di più come eri e come non sei più, ma poi, scavando dentro di te pensi a quanto la tua visione disincantata del mondo. la tua prospettiva e le tue “esperienze” combinate con tanta meravigliosa sagace mente e la sua inesauribile e travolgente energia possano fare.
E ti scopri a ritrovare in te un pochino di quel’indole battagliera e audace che ti permise negli anni di raggiungere obiettivi impossibili agli occhi di chi ti stava accanto.
E allora pensi, e ti rendi conto che ritrovi in te quella scintilla di follia, allora puoi ancora una volta rigiocarti tutto quello che hai anche se su una scommessa a perdere.
Non lo sai come andrà, perché nessuno sa cosa accadrà domani. Ma sai che hai l’esperienza ad aiutarti se la usi bene, e quel fuoco che avevi nascosto in fondo a te stesso.
E allora se lo ravvivi un po’ e senti il respiro partire dallo stomaco e un brivido sulla schiena sai che puoi alimentarlo con un vento forte.

E farlo ardere rischiando quello che hai dimenticato di te.
Un bel challenge affrontare una parte della vita, la prossima parte della vita, con lo stesso coraggio con cui l’avresti affrontata a vent’anni.
Però ci sono rischi che non puoi permetterti di affrontare, ma ce ne sono alcuni, così grandi e terrificanti che non puoi permetterti di non affrontarli, perché più li rifuggi, più ti tornano in mente forti e insistenti.

Bel challenge.

Quindi sai che faccio? Con la testa, con l’esperienza e la calma dell’età, mi libero di tutti i fardelli che mi tengono inchiodato in un posto che non mi va e in una vita che mi va stretta e con la scintilla di vita e follia dei vent’anni mi rigioco tutto su una sfida impossibile.
E mi preparo ad un trasloco. Mi trasferisco. E cambio tutto

.
Io non lo so quanto a te che leggi possa servire tutto ciò, magari la tua vita ti va bene così, magari le tue sfide sono diverse dalle mie.

Però un consiglio, dato dall’esperienza, mi sento di dartelo: se hai una sfida che richiede coraggio, ma che è parte della tua indole, che sai che vincendola sarai felice, allora giocati il tutto per tutto.
Meglio aver tentato e fallito che non aver tentato.

Che challenge. Da far tremare i polsi.

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3 pensieri su “Sfide

  1. Le tue parole sono una grande spinta ad andare avanti sulla strada che ho scelto di percorrere, nonostante sia tentata ad ogni passo di tornare indietro. A volte la paura mi paralizza. Sto traslocando anch’io, sto cercando di cambiare ma è uno sforzo titanico e doloroso. Piccoli passi.
    Grazie per le tue parole.
    Giulia

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