Quanto sei disposto a rischiare, per te?

Quanto sei disposto

23 marzo 1775, Richmond (Virginia) Chiesa di San Giovanni.

“Datemi la liberà, o datemi la morte”

Queste le parole pronunciate da Patrick Henry.

Libertà. Una parola importante che assume diversi significati, tanti quanti siamo tutti noi. Per ogni persona ci sono paletti intoccabili e altri limiti molto “elastici”. Per mettere tutti d’accordo possiamo dire che la libertà è principalmente avere più scelte a disposizione, e poi poter scegliere in base alle proprie esigenze, aspirazioni, interessi e valori personali.

E magari aggiungere che la nostra libertà deve avere il limite di non prevaricare quella del prossimo.

Ci sta come definizione? Io non la so spiegare meglio.

Per la libertà di scegliere si sono combattute battaglie passate alla storia, come la guerra di indipendenza americana a cui fa riferimento la data qui sopra.

Già per imbracciare le armi e combattere un nemico comune, ci vuole una bella dose di coraggio. Ma quando scendiamo più nel personale, allora le cose si fanno molto più difficili.

Quanto siamo disposti a lottare e metterci in discussione per avere la libertà di essere felici?

Sedersi e crogiolarsi in una sorta di Status Quo è sempre una scelta facile e raramente la scelta più facile è quella giusta, ma ogni volta che si fa un passo in una direzione qualsiasi si deve perdere un po’ di equilibrio.

Questo rappresenta un rischio e pochi sono disposti a rischiare per sé stessi.

Paradossalmente è più facile rischiare per altri, e con altri. Ma per sé stessi è durissima.

Per questo facciamo un lavoro che non ci soddisfa, frequentiamo spesso gente che non ci piace e scendiamo a compromessi con noi stessi. Magari poco, ma in qualche modo finisce sempre che stiamo vivendo una vita ben diversa da come l’avevamo immaginata e sognata.

Poi ti fai delle domande, io almeno qualcuna me la faccio, e mi chiedo quanto mi stanno pagando per rinunciare ai miei sogni? E soprattutto quanto sono disposto a rischiare per essere felice.

Ecco, situazione strana per me che ho smesso di aver paura dell’ignoto e del diverso e del nuovo da quando ho tirato fuori la testa dal guscio, oggi mi trovo ad accorgermi che le palle (francesismo) per rischiare sul serio forse non le ho più.

Rischiare è mettere in gioco i propri punti di riferimento, è cambiare vita in modo sostanziale.

Anche diventare ricchi è un rischio: tu sai come vivrai se sarai libero da condizionamenti finanziari? Non è detto sia così semplice: cambiano molto i rapporti con le persone, anche e soprattutto quelle che ti stanno vicino. Non sai mai se ci sono per te o per i tuoi soldi. Cambiano le aspettative che hanno nei tuoi confronti e cambiano le richieste.

Rischiare di essere felici è un po’ come cambiare paese: devi crearti nuovi amici, nuovi contatti, spesso parleranno un’altra lingua, cambia il background culturale: i tuoi riferimenti scompaiono e devi ricominciare tutto da capo.

Per essere davvero disposti a rischiare di essere felici ci vogliono i coglioni di bronzo (francesismo aristocratico) e non tutti ne sono forniti.

Io probabilmente non li ho. O forse si ma li ho dimenticati da qualche parte nel passato e mi tocca andare a cercarli.

Io non lo so chi sei tu, non so se ho capito come sei o se non ti conosco affatto, quello che so è che per essere sempre pronti a giocarsi sé stessi alle volte ci vuole più tempo di quanto vorremmo e più risorse di quelle che abbiamo.

So però che se vuoi essere felice, davvero, devi cambiare i tuoi parametri, come io devo cambiare i miei e metterti in testa che alle volte ci sono rischi così grandi, che nessuno dovrebbe permettersi il lusso di non correrli per mantenere uno status quo.

So che io devo mettermelo in testa.

So anche che questo articolo è meno tecnico del solito, e forse mi umanizza troppo. Oggi va così e spero tanto di averti lasciato qualcosa di buono comunque.

Sai a Sparta le mamme dicevano ai propri figli “torna con lo scudo o torna sullo scudo“.

Io ti dico che questo è l’unico atteggiamento utile per affrontare il rischio di essere felici: devi essere disposto a tutto per te stesso.

Io posso dirti che ci sto mettendo tutte le mie risorse per ritrovare quella parte di me che affrontava ogni battaglia con questo spirito e ti auguro di riuscire a trovare in te la stessa forza.

Non ci sono scorciatoie e alle volte le cose non andranno come vuoi tu.

Alle volte ti accorgerai che

fai quello che puoi con quello che hai nel posto in cui sei e i mezzi migliori li troverai durante il cammino

è una balla pazzesca e quello che puoi non è nemmeno un millesimo di quanto servirebbe, soprattutto se coinvolgi altre persone, e allora la nave salpa e tu hai voglia a nuotare per raggiungerla con un mare in burrasca che ti rende tutto ancora più difficile.

Però… però io non mollo mai. Ti auguro di riuscire a fare lo stesso.

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5 pensieri su “Quanto sei disposto a rischiare, per te?

  1. Aiuto Andrea, questo è uno schiaffo, un po’ alla “Stregata dalla Luna”, con tanto di Cher che urla: ripigliati ! Come hai detto tu, per fare certe scelte ci vogliono le palle e ci vuole entusiasmo. Sono due qualità che non tutti hanno o hanno voglia di utilizzare. Sai, con il passare degli anni è più facile crogiolarsi nel piccolo rifugio sicuro che ci siamo costruiti piuttosto di mettere fuori la testa e rischiare di beccarsi un accidente.
    Insomma sei stato chiaro, non so se noi saremo altrettanto bravi ma i tuoi consigli sono sempre preziosi.

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  2. hihihihi!
    Leggendo il tuo post, mi è subito tornata in mente la triste filastrocca che ti ho raccontato a proposito del tuo post «L’ululato del lupo»; l’amara favola dell’accontentarsi a denti stretti, che non è accontentarsi, ma arrendersi. Come si dice spesso qui da me: “dargliela su” (francesismo ferrarese).
    Anche se “non ci sono scorciatoie e alle volte le cose non andranno come vuoi tu”, e anche se non è sempre vero che tentar non nuoce, anzi, alle volte è estremamente pericoloso, non tentare è catastrofico. Perché una volta che hai imboccato una strada non è detto che tu possa tornare indietro: se perdi l’uscita giusta, chissà quanto dovrai aspettare per ritrovarla. E intanto il tempo scorre turbolento lasciandoti senza fiato e deprivato di ogni speranza. Un sacco vuoto.

    “Devi essere disposto a tutto per te stesso”: con questa pietrata, hai già dato una via, che di sicuro non è facile, ma è l’unica che può funzionare. Chi cerca di venderti la felicità offrendoti mezzucci e scorciatoie, che lo faccia in malafede o no, non ti vende altro che aria già respirata, satura di anidride carbonica e nauseabonda.
    E chi la vorrebbe?

    Come sempre ti ringrazio per i mattoncini (in questo caso è piuttosto un sampietrino!) che ci regali 🙂

    Emma

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  3. Innanzi tutto, complimenti per l’articolo.
    è davvero interessante e fa riflettere molto.

    Per me la libertà è la possibilità di esprimere se stessi e le proprie potenzialità senza interferenze. Ciascuno dovrebbe avere il diritto di svolgere un lavoro per cui è portato e costruirsi la vita a cui ambisce. Uno stato che non può garantire questo ai propri cittadini ha automaticamente fallito.

    In questo periodo sto rischiando molto, per la mia libertà. Sto combattendo tutto ciò che mi danneggia e che mi fa del male. Se uscirò da questa battaglia con lo scudo o sullo scudo non si sa. Però voglio andare avanti. Lo devo a me stessa. 🙂

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