Tu cosa fai?

rompere gli schemi

Spesso l’abitudine ci porta a restare incatenati a schemi costanti.

Accade in ogni campo, e ancora più spesso stiamo semplicemente replicando quanto fatto da altri.

Eppure, sappiamo che il modo migliore per evolvere è proprio rompere gli schemi, sperimentare, cambiare e alle volte rivoluzionare totalmente qualcosa.

Certo non tutto va scartato, ma in ogni cosa si può trovare il modo di rompere questi schemi.

Funziona molto bene nella comunicazione, quantomeno perché attrae l’attenzione.

La rottura degli schemi viene utilizzata tantissimo nella comicità, che si sa, deriva spesso dall’inaspettato, ma anche nell’arte e nella scienza.

I grandi innovatori sono sempre stati coloro che in qualche modo hanno cercato di rompere gli schemi precostituiti, magari in procedure, altre volte nell’approccio stesso al problema, altre ancora nella realizzazione di un prodotto, ma comunque hanno cambiato radicalmente qualcosa.

Ti danno del folle, ti tacciano di incompetenza, ti sottovalutano, ma se trovi il sistema giusto, allora stai innovando e quando lo fai tutto il sistema fa un salto in avanti.

Ognuno di noi può imparare a guardare le cose da prospettive diverse e intuire come realizzare uno stesso obiettivo in modo nuovo. Non è necessario lavorare alla fusione a freddo o essere emuli di Warhol per innovare, ma è sufficiente provare a cambiare qualche schema, anche di poco, in ogni cosa che facciamo.

Anche nel nostro lavoro.

Io nel mio piccolo ho rotto due volte con gli schemi precostituiti: Quando intervengo nelle aziende parto dal basso, dalla base della forza lavoro, mentre lo schema usuale prevede di lavorare sui vertici e al massimo sui quadri.

Eppure in questo modo riesco ad ottenere risultati maggiori e più duraturi, in tempi nettamente inferiori e con un minor costo per le organizzazioni. (se sei curioso puoi leggere qui)

Recentemente ho sperimentato un’altra piccola rivoluzione: ho eliminato il concetto di “aula” dai corsi.

Avevo in mente da tempo di portare sul mercato semi-consumer dei corsi sulla vendita strutturati con molta pratica e poca teoria, ma questo comportava una formazione quasi one-to-one.

La chiave per realizzare un’offerta formativa che consentisse di usare da subito le nozioni, l’ho trovata eliminando l’aula come la conosciamo.

Questo modo di tenere lezione, molto più informale e diretto, mettendomi sullo stesso piano dei corsisti, mi ha consentito di ottenere risultati molto al di sopra delle aspettative e con un minore sforzo tanto da parte mia, quanto soprattutto da parte dei partecipanti.

La formazione risulta infatti molto più personalizzata, quasi fosse tagliata su misura del singolo ed allo stesso tempo si riesce a trasmettere le nozioni necessarie fancendole “vivere” ad ogni partecipante.

Ho rotto uno schema, ho dovuto affinarlo, modificarlo, riprendere alcune cose che avevo scartato ed eliminarne altre, ma ora funziona. Ho preso un corso che avrebbe richiesto un mese e sono riuscito a renderlo ancora più efficace impiegando una sola giornata e con risultati più duraturi e nettamente superiori.

Questo modo di approcciarsi ai problemi, lo spezzare le catene mentali che il mondo ci ha inculcato come intoccabili, consente di migliorare la performance con un incredibile risparmio di tempo e soldi.

Due esempi te li ho fatti, ora ti chiedo: tu in cosa stai rompendo gli schemi? Stai innovando? Raccontami: cosa fai tu?

 

 

 

 

 

 

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7 pensieri su “Tu cosa fai?

  1. Io devo dire che sono una che rompe gli schemi a tutti… 😉 Nel senso che spesso modifico le regole che la massa impone. Io non seguo i più ma i meno. Ritengo che lì ci sia in qualche modo più qualità. Nel lavoro, nella vita, la creatività ha fatto sì che io mi dia il permesso di rompere gli schemi in maniera decisa. La gente ti guarda con scetticismo, quando cerchi di (r)innovare e cambiare le cose. Oggi non me ne preoccupo più. Perché sono sulla via giusta. Chi l’ ha capito veramente sono io, i miei familiari e i miei amici e chi sul lavoro vuole che io cresca veramente! In sintesi rompi le catene, rompi gli schemi e non ti annoierai! 😉
    P.S. Se fossi una formatrice, anche io inizierei i corsi partendo dalla base. La Piramide per raggere, deve averne una solida!

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  2. Io, quantomeno ho realizzato cosa non sono: un creativo. Nel senso che non riesco a creare nulla per gli altri, ma solo per me stesso. Di questo volevo parlarti in dettaglio in privato. Direi che è un piccolo passo avanti e forse, in un certo senso, anche questo è un po’ come rompere uno schema 🙂

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  3. Non lo so…

    Mi vedo più in fase creativa che innovativa: sono ancora alle prese con la mi creazione e sviluppo che non sono per niente concentrato sui possibili effetti innovativi.
    E la cosa divertente è che più penso di avvicinarmi alla fase innovativa e più devo rivedere tutta la fase creativa dove le poche certezze vengono rimesse in discussione e lo sviluppo personale da perseguire aumenta.

    Sarà questo dubbio che mi circonda, che riesco insinuare in chi mi frequenta, la mia innovazione?

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