Metti che sia un caos!

Metti che sia un caos!Successo anche a te? Magari non si tratta di amore in senso stretto, magari accade sul lavoro che partendo da posizioni totalmente opposte poi non si capisca come e perché ma la voglia di quell’opposto diventa irresistibile.

E cosa si fa in situazioni simili? Quando tutto, ma tutto non ti va come vorresti e ti rendi conto che stai sbagliando qualcosa ma non capisci cosa?

Si molla? Mai!

Il punto è che come nella coppia a volte si sia vittime di segnali contrastanti, sai quelle frasi tipicamente femminili tipo “ti odio, sparisci ma dove stai andando ecco lo sapevo che non mi ami!”

E tu sei sei lì che non hai capito bene se devi andartene o no.

Succede anche sul lavoro: segnali contrastanti dal mercato, dai colleghi, dai clienti e dai collaboratori.

Sai cosa ci frena tanto dal risolvere la situazione? Il senso di inadeguatezza. Quando non ci sentiamo all’altezza di qualcosa o qualcuno, siamo così convinti che andrà male che alla fine rendiamo reali i nostri fantasmi e allora ecco che siamo noi stessi a mandare segnali contrastanti, oltre che a riceverne.

E non ci capacitiamo di come smontiamo quello che l’altro costruisce. Se poi dall’altra parte c’è qualcuno che ha lo stesso approccio diventa devastante.

Come ne esci da questo loop?

Bella domanda vero?

Io non lo so, davvero, non lo so.

Provo. Cerco di capire meglio, mi pongo n obiettivo e mi sforzo il più possibile di mettere un paraocchi e non guardare più niente o ogni trenta secondi dovrei cambiare rotta.

Se non sono in grado di interpretare ciò che mi viene chiesto (e sì, succede anche a me, oh sono una persona non una macchina!) allora cerco di non ascoltare più, minimizzo il più possibile qualsiasi discussione e cerco di portare avanti come riesco quanto mi ero prefissato, nella speranza di trovare la via giusta.

Ecco allora oggi per una volta cambio registro e ti dico che i commenti sono importanti, e sai perché?

Perché io so che se sei qui significa che dentro di te arde la fiamma che spinge oltre la mediocrità, che sei teso al miglioramento continuo, che hai obiettivi e ti dai da fare per raggiungerli.

Ecco allora io, questa volta invece di dirti quanta stima ho per te, te lo dimostro con una domanda: ma tu cosa faresti in una situazione così? Quale atteggiamento assumeresti?

Insomma, sto chiedendo palesemente il tuo parere. Dammi una mano, ti va?

 

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3 pensieri su “Metti che sia un caos!

  1. Inizio dicendo con “Dipende”

    La risoluzione di conflitti, difficoltà decisionali e comprensioni in genere devo ammettere che mi vengono molto bene.
    Però, c’è un però, dipende dal mio ruolo:
    Se il conflitto è fra due parti esterne a me, la cosa mi viene davvero facile: parlo con una parte, poi l’altra, provo a comprendere punti di vista (e di svista) e faccio interagire le parti indossando la tutina del moderatore/consigliere, creo in sostanza una conversazione protetta dove le parti possono confrontarsi limando il più possibile i segnali contrastanti (talvolta facendoli emergere e talvolta sedandoli).
    Discorso completamente differente se sono io una delle parti in “conflitto” in questo caso non ho un protocollo standard da applicare… Dipende dal progetto, dalla controparte, dal tempo a disposizione e dalla mia reale voglia nel risolvere il problema. In genere, se è un conflitto professionale prendo semplicemente una paura, segnalo il mio disagio e chiedo una pausa, al rientro (dai pochi minuti ai pochi giorni) chiedo di fare il punto sulla situazione/evento conflittuale ma sotto una luce differente, praticamente chiedo di giocare a carte scoperte.
    Se il problema non è di natura professionale agisco di pancia… Giusto o sbagliato che sia le emozioni e i sentimenti riescono vincere sulla razionalità, a volte.

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