Successo, blog, soldi…

Successo, soldi, blog...

Tutti che vogliono fare soldi col blog. Ma tutti!

Sai che c’è? Che indirettamente si fa. OK mi spiego meglio dai e faccio anche venire un eritema a qualche Smm.

Aprire un blog, piazzare  quattro banner e sperare di monetizzare così è fantascienza.

I soldi col blog si fanno in un modo diverso.

Assodato che io tutto sono meno che un social manager, e in effetti non sono nemmeno molto avvezzo alla rete, ti racconto una cosa che ho fatto io.

Un Giorno ho pensato di aprire un profilo su tw. L’ho studiato, ho fatto un po’ di conversazione, ho ascoltato molto gli altri.

Poi ho pensato che un blog sarebbe tanto piaciuto anche a me ! Un blog! Wow!

E così mi sono scelto una piattaforma gratuita, un tema gratuito e ho ragionato su cosa scrivere. Di che argomento, come,

e soprattutto a chi.

La prima è semplice: o scrivi di qualcosa che ti appassiona, o del lavoro che fai.

Nel mio caso ho pescato tutta la parte consumer che trovi nel mio mestiere.

Se l’argomento ti appassiona e lo mastichi bene ci vuol poco a creare i contenuti per un blog.

Poi mi son fatto un giro di un paio di settimane per veder cosa si trovava in rete sull’argomento che avevo scelto. Visto, valutato cosa potevo dare in più e passato all’azione.

Sì, si può fare molto di più e molto di meglio, ma ti chiarisco qualche punto:

  1. io non ho ancora oggi la minima idea di cosa sia la Seo.
  2. non uso immagini vettoriali e ottimizzate e belle.
  3. sì ho linkedin ma non lo guardo (quasi) mai
  4. googleplus per me non esiste (si lo so che sbaglio)
  5. mi pento ogni giorno di aver aperto un profilo su facebook
  6. il copywriter so che è una cosa fighissima, ma personalmente non saprei da che parte iniziare.

Come? Le pagine google e facebook? Instagram, Tumblr etc…? Niente.

Aspetta, aspetta: adesso vengo al punto. Io tutta questa roba non la faccio, la mia grafica fa pena e ho un dominio appoggiato su wp che poi non so nemmeno se rinnoverò, perché anche quando era girardihr.wordpress.com andava benissimo.

Ah ti ho detto che il 99,7% di quello che faccio sulla rete lo faccio da uno smartphone?

Sai questa cosa mi ha permesso di arrivare subito a capire (18 mesi fa) che se non è responsive un sito non esiste. Che i banner e le finestre che si aprono in automatico mi fanno cambiare strada, che un sistema complesso per lasciare commenti o l’obbligatoria autorizzazione a qualche app per condividere, significano niente commenti e niente condivisione.

Poi cosa ho fatto? Ho scelto il target e nonostante quanto sto per svelarti apparirà come un’eresia per gli addetti ai lavori, ho letteralmente ignorato chi anche lontanamente potesse avere a che fare con quanto scrivevo io.

Si nemmeno li guardo. Ma ho guardato ai freelance, quelli che più possono trovare giovamento da quanto scrivo, e in particolare (nicchia nella nicchia) a quelli che sul web e con il web lavorano.

Ho visto cosa avevano bisogno e sto cercando di dare proprio quanto le mie esperienze e le mie competenze possono dare.

Sai a me parlare di come funziona un blog viene difficile. Posso dirti di dare un occhio a questi 53 secondi di Rudy Bandiera che sono sicuramente più efficaci di come potrei raccontarlo io.

E poi ti direi di trovare la tua voce, il tuo modo di essere e di raccontarlo, come suggerisce Cinzia Di Martino magistralmente in 60 secondi e senza dire una sola parola (geniale)

 

“Col tono giusto puoi dire tutto”

 

E poi? E poi niente.

Il resto vien da sé, basta che ci metti il contenuto giusto e soprattutto utile e  che tu  abbia scelto il target: i risultati arrivano.

Io uso un tono colloquiale e uno stile il più semplice possibile, ma anche il contrario funziona benissimo, dipende da te.

Guarda Monia, una delle persone più intelligenti che abbia incontrato, e il suo fantastico Calamo Scrittorio.

Forse non è immediatamente fruibile a tutti, ma resta comunque accessibile pur alzando l’asticella della qualità.

Si occupa di scrittura, ci mette molta cultura e un’intelligenza pronta, un po’ di auto ironia e molto savoir faire.

Risultato: ha una nicchia di persone molto interessate ai suoi contenuti, è costante e precisa e qualitativamente altissima.

Niente fuffa insomma. Io credo che da Calamo possa già monetizzare: è abbastanza autorevole e risolve un’esigenza del mercato.

Quanto a me dopo soli 6 mesi ho cominciato a ricevere richieste di consulenze continue. Ora siamo a 5/6 al giorno compresi i fine settimana.

Alcuni li dirotto su altri professionisti, altri pro bono, e qualcuno lo trasformo in cliente pagante (quello che voglio io e senza sconti).

Non ho numeri grandissimi, non ho tutto perfetto, ma ho intercettato un bisogno del mercato e dato una risposta allo stesso.

Ecco lo puoi fare anche tu, e se all’inizio vedi che sono solo in pochi a leggerti, sappi che sono più utili 100 potenziali clienti che 100.000 a cui non frega niente di te.

Ecco in questo modo si monetizza, e si monetizza tanto.

Come? ti sembra troppo semplice? Sì è semplice, o complicato. Perché ci devi mettere impegno e pazienza e sì, ci sono anche altre cose, piccole sfumature, alcuni comportamenti che vanno messi in atto per poter monetizzare, uno di questi è scegliere bene il posizionamento dei tuoi prezzi.

Ma le cose realmente di base sono queste. Io ci sto guadagnando molto e senza aver coinvolto minimamente il mio lavoro offline e la mia vita.

I costi? Uno smartphone con una tariffa flat e circa 3000 euro tra telefonate e viaggi nell’arco di 18 mesi. Ma nei primi sei solo la connessione alla rete.

… mi sa che ci faccio un corso e lo chiamo budget zero.

 

 

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10 pensieri su “Successo, blog, soldi…

  1. Fai quello che fai. E fallo con passione. Per me un blog deve essere, innanzitutto, passione. E se la passione incontra il mio lavoro… beh, tanto meglio. Si può fare tutto, a costo zero o investendo piccole/grandi cifre. La discriminante non è solo “come lo fai”, ma anche “perchè” lo fai. Fare soldi “tanto per” non ha senso…
    O meglio… non dura 😉

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  2. Ciao Andrea,
    Rispondere su twitter in 140 caratteri è complicato.
    Provo a sintetizzare qui il mio pensiero così posso essere d’aiuto a qualcuno con il mio punto di vista.
    Guadagnare sul web è possibile? Certo è un mercato enorme e girano soldi. Quindi gli spazi sono tanti.
    Le modalità di guadagno sono tantissime, dalle consulenze, al webwriting, all’ecommerce ecc…
    Il punto: si può guadagnare con un blog? (seriamente cioè creando un’azienda e pagando le tasse)
    Sì che si può.
    Ma occorre sfatare alcuni ingenuità. Se si vuol guadagnare occorre scordarsi il blog personale.
    Il lavoro è un lavoro, non una passione. Se ti piace meglio, ma non è fondamentale.

    Quando vuoi avviare un’attività di questo tipo il primo punto da focalizzare è il mercato.
    Quali sono i settori più remunerativi?
    Attualmente nel web italiano sono: vendita di beni (ecommerce di abbigliamento, scarpe, libri, ecc…), il turismo (prenotazione di alberghi, voli, viaggi), servizi finanziari (assicurazioni, mutui, finanziamenti, forex), scommesse sportive e casinò (campo che detesto perché le persone si rovinano).
    Quindi fare un blog su questi argomenti è sicuramente più remunerativo di un sito per grattarsi le ascelle. 🙂

    Regola fondamentale.
    Il blog per guadagnare con i banner deve soddisfare le necessità degli utenti che lo visitano. In un certo senso la pubblicità deve essere un’estenzione delle esigenze della persona.

    Ti faccio un esempio. Guadagnare con blog di ricette o gossip è quasi impossibile. Perché?
    Perché se voglio sapere come preparare la pasta alla carbonara, arrivo sul blog, leggo la ricetta e vado via. Idem per il pettegolezzo. Gli utenti guardano, non sono interessati alla pubblicità e vanno via. Guadagno zero.

    Viceversa se sto visitando un blog sui viaggi a Cuba perché voglio trascorrere lì le mie vacanze, il banner con l’offerta ad un tour operator per Cuba rientra nelle mie aspettative, quindi ho molte probabilità che l’utente faccia click.
    I guadagni poi possono essere molteplici, a click, a lead, a sale, a impression.
    Ma il succo è questo. Il tuo blog deve soddisfare le richieste dell’utente e la pubblicità ne deve essere il complemento.
    Questo per semplificare. Poi ci sono svariati modi per raggiungere questo scopo. Ma fa parte del Know how dell’attività che nessuno mai sarà disposto a rivelare.
    I corsi che promettono di guadagnare online sono inutili. Ti spiegano come si potrebbe, ma non ci sono esempi veri. Fai così e riesci.

    Pertanto vuoi guadagnare con il tuo blog personale? Altamente improbabile. Occorre studiare il mercato, il settore nel quale puntare, la concorrenza, le possibilità per emergere, quanto è innovativa la tua proposta. Non è facile. Infatti è un lavoro, non un hobby e per questo quasi nessuno riesce.

    Un ultima considerazione. Per guadagnare su internet sono meglio i siti/portali che i blog. E di norma uno non basta, ma occorre costruire un network, meglio se diversificato nei settori: finanza, turismo, beni o altro.
    Un saluto,
    Marco

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    • Ecco Marco, ma qui si entra in un discorso di numeri e di investimenti. Io oggi ho scritto come si fa da un blog personale. Ora non mi pare il caso di fare i conti in tasca alla gente, ma sono propenso a credere che in modo indiretto il mio blog personale mi porti molto di più di quanto il tuo lavoro porti a te. Il punto è che volevo solo dimostrare come a budget zero si possa fare, tanto e bene. Se vuoi aprire un’azienda investendo cifre che per i più possono essere importanti il discorso è completamente diverso. Un portale ben fatto funziona? Certo. Cosa mi costa? Più di 2000 euro di investimento totale? Ok allora non fa per tutti i freelance ai quali mi rivolgo, che hanno obiettivi e disponibilità diverse. Stiamo parlando a due target diversi Marco. Resta inconfutabile che se decidessi di investire 100mila euro in un e-commerce, con seri professionisti come mi pare di capire sia tu, il risultato si avrebbe di conseguenza. Il banner sul blog personale, come mi fai notare anche tu, è improponibile. Ecco era questo il punto. Non si può pensare di guadagnare con un blog personale attraverso la pubblicità. Ed era sempre su questo punto che si sviluppava l’articolo. Solo spiegando come ho fatto io. Non vivo del blog, ma oggi potrei anche farlo volendo. Tutto qui. Certo è che il tuo intervento aiuta molto bene a spiegare che chi crede di fare i soldi con i banner con il blog personale è decisamente fuori strada.

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      • Infatti io concordo su quanto dici. Il mio unico appunto era sull’impossibilità di guadagnare con i banner.
        Però anche il tuo è un percorso poco praticabile. Tu a quanto ho capito vendi consulenze. Sei altamente specializzato, quindi i contatti che ricevi sono qualificati dalla tua professione. Un blogger qualunque cosa dovrebbe vendere, che servizi?
        Riguardo il tipo di lavoro del web di cui parlavo, in realtà anche lì gli investimenti sono minimi, se ci sai fare. Il costo di un hosting per cominciare.
        Quando parlo di studi di mercato sono cose che non richiedono agenzie di marketing. Bastano lo studio e le capacità. Io ho fatto tutto da me. Ho abbinato le conoscenze informatiche a quelle commerciali. Mi sono appassionato a internet e ho cercato di capirlo commercialmente. Era il 2005 e leggevo da tutte le parti che guadagnare su internet era impossibile. Tanti ci provavano ma non riuscivano. Ma l’evidenza ai miei occhi era che lì giravano un mucchio di soldi. Ho studiato il seo, grafica, programmazione, i cms. Mi sono formato per almeno due anni.
        A quel punto ho aperto un primo sito e testato tutto quello che avevo imparato e mi è andata bene. In principio tutti i testi dei siti li scrivevo io. Poi man mano che ingrani puoi iniziare a delegare. Ma ti assicuro che c’è gente molto più in gamba di me in ogni singola cosa. Ma la chiave è avere la visione imprenditoriale. Di colleghi in tal senso ce ne sono decine. Ragazzi partiti in piccolo e che hanno creato aziende.
        Un esempio semplice. Se domani qualcuno decide di aprire un blog sul forex (altamente remunerativo) e riesce a posizionarlo entro i primi tre risultati su goole per le sue parole di pertinenza, quel blog guadagnerebbe centinaia di euro al giorno. Chiaramente riuscirci è molto difficile. Costi? 20€ annuali per un hosting.

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        • Non è impraticabile. Diventa difficile per me fare quello che mi dici tu. Ad esempio tutto il discorso sulla Seo per me comporta dover andare a formarmi su cose nuove: non ho né il tempo, né soprattutto l’interesse. Non mi piace la tua frase “il lavoro è lavoro, non passione” perché andrebbe discussa a lungo. Però qui il concetto era proprio: si può monetizzare con un blog? SI che si può, io l’ho fatto senza tutte quelle competenze di cui parli. Però tu ora mi dici che io posso fare consulenze. Ok. Allora questi tuoi due commenti, sono già due, volendo anche 3 articoli per un blog. E adesso solo leggendoli, mi hai fatto venire voglia di approfondire, che so magari mi seguo per un po’ il tuo blog (ne hai uno?) e poi se continuo a trovare questo livello di competenza e spiegato in modo così comprensibile anche per me che non so niente di queste cose (come il 90% del mercato) allora fra un po’, poco, è probabile che ti contatti per farti seguire questa cosa, o comunque per valutare se posso sfruttre questa opportunità. A quel punto starebbe a te decidere se A) risolvermi il problema B) <risolvermi il problema facendomi pagare il tuo lavoro (io decido di volta in volta se voglio farmi pagare o no per quanto mi viene chiesto).

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          • Infatti i nostri lavori sono diversi pur basandosi sul web. Sai quanti amici mi hanno chiesto “posso fare il lavoro che fai tu?” E io dicevo certo. Ti spiego tutto, occorre questo questo e questo. Subito rinunciavano perché non erano disposti a fare sacrifici. Ciascuno di noi deve sempre sfruttare le proprie capacità.
            Giustamente ti sei soffermato sulla mia orrenda frase, il lavoro è lavoro e non una passione. Questo è vero in quasi tutti gli uomini. Non penso che gli operai siano felici di fare gli operai. È difficile trovare persone appassionate del proprio lavoro, cioè che il lavoro sia componente essenziale della propria felicità. Io ho intrapreso questo lavoro perché dovevo far sopravvivere la mia famiglia, non perché mi piacesse.
            Ma adesso l’insoddisfazione è tale, che per me questo è un lavoro in dismissione. Voglio raggiungere quella che doveva essere la mia scelta di vita sin da subito e che per scelte errate e coincidenze di vita avverse mi hanno costretto a non praticare. Voglio scrivere, ma soprattutto vivere di scrittura. Cioè vivere della mia passione.
            Chiunque mi dice che è una soluzione illusoria e molto difficile. È giusto che lo dicano, ma io so il fatto mio. Nella mia storia personale ho realizzato cose altamente improbabili per molti. I libri sono un mercato. E come ogni mercato esistono strumenti e possibilità. Ho studiato una strategia alquanto stratificata, mai fatta in Italia. La discriminante è il prodotto che devo immettere nel mercato, il mio romanzo. Sembra tutto brutto ma è così, da un punto di vista commerciale: il romanzo è un prodotto. Ma siccome il mio romanzo fa parte della mia anima, del filtro della vita dei miei occhi attraverso cui si proiettano i miei personaggi e siccome ritengo di avere il fuoco sacro del talento nel costruire storie, io ci provo.
            Conoscerai il discorso di Steve Jobs a Stanford. Molti citano senza capire le parole finali. “Siate affamati, siate folli”. Invece io credo che la parte più importante e vera, perché pregna di vita reale, sia quella in cui parla dei puntini. Spesso nella vita ci ritroviamo a fare cose che non centrano nulla l’una con l’altra. Ma sono tutte esperienze fondamentali come puntini distanti tra loro. Ma solo dopo molti anni, collegando con linee quei puntini si ottiene il disegno finale. Ecco, io credo d’essere più o meno a quel punto.
            Tenterò. Ho sempre pensato che se fai corri il rischio di non farcela. Ma se non fai per paura di non riuscire hai già fallito.

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          • Marco, il mio lavoro non si basa sul web, il mio lavoro è off-line totalmente ed è proprio quella cosa che tu descrivi difficile: far si che l’operaio sia felice del proprio lavoro. Puoi trovare una descrizione più dettagliata su questo blog alla pagina OffLine. Detto questo,il perno della questione sta proprio in quanto ci racconti: ti hanno chiesto come, ma poi non si sono impegnati. Ecco io non mi impegnerei a capire tutte le cose necessarie per fare il tuo lavoro, ma assumerei te per farle. Sempre che tu mi abbia mostrato la tua autorevolezza, cosa che tramite un blog viene molto facile. Detto questo, se mi parli dei tuoi sogni e del mettersi in gioco per realizzarli, con me sfondi una porta aperta. Badta che ti fai un giro sul blog e troverai ovunque la parola sogni. Tu stai svolgendo un lavoro per necessità (cosa che ti fa onore), io lo considero aver affilato la lama, aver preso la rincorsa per saltare al tuo sogno e agguantarlo. Lo so che ti dicono che è difficile, hanno ragione. Tutte le cose sono difficili, prima di diventare facili. Mi pare che tu le stia già facendo diventare facili, perché da quanto mi scrivi capisco che stai trattando la parte pratica della faccenda nel modo migliore. Io mi sento di darti solo due consigli: 1) procedi in parallelo: porta avanti il tuo progetto, mantenendo il lavore che fai fino a che il tuo sogno non comincerà a generare profitti di entità soddisfacente (lo so, lo stai già facendo, ma meglio dirlo una volta in più che una in meno) 2) non limitarti a guardare il mercato italiano: c’è gente che legge in tutto il mondo, e siamo circa 7 miliardi.

            Un ps: chi crede di non poter fare qualcosa ha sicuramente ragione, altrettanta ne ha chi crede di poterla fare.

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  3. Budget Zero?

    Andre, credo che questo corso mi interesserà moltissimo. Ho l’idea di costruire, insieme ad altri ragazzi, un corso per la costruzione di progetti low budget per Croce Rossa.

    Tra un paio di mesi ti romperò le balle, stanne certo 😉

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