En Pathos… Aggiungere Leggerezza

En Pathos

Suona bene vero?

Aggiungere Leggerezza… prova dirlo, pronuncialo ad alta voce.

Come suona? Interessante non credi?

Sembra quasi un ossimoro eppure è un’attività utilissima nei più svariati campi e, soprattutto, nell’interazione umana.

Sai noi, tutti noi anche tu, abbiamo nel lobulo parietale inferiore, nell’area di Broca e nella corteccia premotoria ventrale  delle cosette chiamate neuroni.

Ma va’? Si giuro, e in particolare questi hanno un nome specifico: neuroni specchio.

La cosa interessante di questi neuroni è il momento in cui si attivano.

Per fare un semplice esempio, nel momento in cui un individuo compie una qualunque azione, tipo toccarsi i capelli, si ha una specifica attività cerebrale.

La stessa attività si ha anche negli individui che osservano la scena.

Semplificando molto, questi neuroni ci permettono di vivere virtualmente quanto sta accadendo a livello neurale nell’altro individuo.

Ecco perché si dice spesso che si impara per imitazione, ovvero guardando un altro individuo compiere un lavoro, …un’azione, un atteggiamento, provare un’emozione…

Si esatto: anche provare un’emozione.

Questa è la base neurologica che ci permette di comprendere un sorriso (o una lacrima) e dargli un preciso significato.

La base dell’empatia, che deriva da En e Pathos. …  🙂  greco, significano rispettivamente Dentro e Sentire.

Ovvero sentire dentro, ma dentro di noi.

Vivere virtualmente uno stato d’animo, ma anche un’esperienza di altro genere, non è molto differente dal vivere la stessa cosa realmente: il nostro cervello antico (l’inconscio) non è in grado di distinguere un’esperienza artificiale da una reale. Questa caratteristica viene molto utilizzata in ambito militare e sportivo e, ultimamente commerciale.

A te interessa la parte commerciale dell’empatia vero?

Ecco allora ti svelo un paio di notizione:

  1. Tali neuroni sono presenti anche nei primati, quindi non hai scuse
  2. Può essere che tu non ti senta empatico: nessun problema, li hai solo usati poco negli ultimi 10 anni.
  3. Si possono risvegliare: il cervello è un muscolo molto efficiente.

 

A cosa mi serve (ti serve) essere empatico? A vendere!

A fare una vergognosa quantità di soldi.

Che schifo vero?

 

Io non posso  spiegarti proprio tutto dal blog, ma un paio di dritte da qui te le passo.

Se non ti senti empatico a sufficienza puoi sfruttare questa fantastica capacità del tuo cervello detta imitazione.

Cercati un posto affollato, tipo un bar in centro, prenditi un caffè e osserva le persone intorno a te.

In pochi minuti ti sarà facile individuare quelli che “guidano” le conversazioni.

Ecco prendi nota, anche mentalmente se preferisci, di tutte quelle sfumature nel comportamento che li distinguono dagli altri.

Già questo ti aiuterà moltissimo a risvegliare i tuoi neuroni specchio.

Un’altra cosa interessante che puoi fare è scegliere uno stato d’animo.

Gioia, tristezza, determinazione… quello che vuoi, e passeggiando per strada cerca questo stato d’animo nei volti degli sconosciuti che incroci.

 

Prova, è un primo passo per risvegliare le tue doti empatiche e dire al tuo cervello che da oggi quella capacità ti serve, quindi deve ri-abituarsi ad usarla, però fai tutto in modo molto “leggero”, come fosse un gioco. E poi aggiungi ancora leggerezza alla cosa: questo renderà il processo di apprendimento naturale e veloce.

 

Come? Vuoi sapere se ci sono esercizi più specifici e rapidi?

C’è un metodo in effetti, grazie al quale puoi rimettere in moto tutto il meccanismo in un paio d’ore ma dovrei spiegartelo di persona con dimostrazioni pratiche: si impara per imitazione, ricordi?

 

Buon lavoro.

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7 pensieri su “En Pathos… Aggiungere Leggerezza

  1. Uhu, davvero interessante…
    Risvegliare le esperienze può essere davvero utile, secondo me. Credo che i buoni scrittori non abbiano perso l’abitudine (l’allenamento?) all’empatia.

    Mi piace

    • Si credo anch’io che i buoni scrittori abbiano una certa dose di empatia. Magari inconsapevole, ma probabilmente una delle caratteristiche che permettono loro di cogliere sfumature invisibili agli altri. Ma forse un po’ tutti gli artisti sono così.

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