Fifa Da Freelance

Fifa da Freelance

Sei un freelance e anche questa mattina ti sei svegliato sapendo che dovrai dare il meglio del meglio che hai.

E hai quel brivido che ti corre lungo la schiena: la paura di non farcela, di non essere all’altezza del mercato, della concorrenza, delle tue aspettative.

 

“La paura rafforza il coraggio o la viltà: sta a noi scegliere come vivere”

 

La paura è un sistema di sicurezza: quando hai paura arriva più sangue  alle estremità, si tendono i muscoli, si acuiscono i sensi e mente e corpo si preparano allo scatto.

Da lì dipende da te: puoi fuggire o attaccare.

 

Tu cosa preferisci?

Io la seconda, assolutamente: rende vivi e porta ai risultati.

 

Vuoi crescere finanziariamente (perché diciamocelo: se sei qui è perché vuoi fare più soldi).

 

Ok allora guardati in giro.

Via dalla testa, ora, la stupida follia del cartellino da timbrare nel posto fisso.

Ma cosa hai studiato a fare, per infilarti in una catena di montaggio?

Fare il freelance non è un ripiego ma un’assunzione di responsabilità delle propria vita.

 

Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”  (cit. Gesù di Nazareth)

 

Dipendi da te e i tuoi risultati e fallimenti dipendono da te.

Devi cercarti le occasioni, bussare alle porte delle aziende per le quali vorresti lavorare, dei concorrenti dai quali vuoi imparare, dei mercati più lontani e interessanti.

 

Con azioni dirette (mailing marketing, newsletter, auto candidature, telefonate) o indirette (social marketing, buzz, content marketing) e insistere su più fronti.

 

Che sia dura lo sanno tutti, ma questo è il mondo, non il mercato globale, non il mercato di oggi, ma la semplice evoluzione del mondo che ha ripreso il suo corso.

Il mondo cambia e con lui il mercato: devi solo adattarti come hanno fatto milioni di persone prima di te.

Anzi: milioni di specie.

Non è la specie più intelligente a sopravvivere, e nemmeno quella più forte. È quella più predisposta ai cambiamenti” (cit. Charles Darwin)

Ancora una volta sta a te scegliere: o ti adatti ai cambiamenti o continui a credere alla favola che prima o poi qualcuno ti regalerà dei soldi solo perché sei vivo, o che il posto fisso è la più grande e nobile aspirazione che porta alla felicità.

Resta sempre una tua scelta: puoi avere paura del fuoco, e morire di freddo, o usare la tua intelligenza per conservarlo e scaldarti.

Io non so cosa puoi fare tu in questo preciso istante per cambiare il corso delle tue cose, ma so che tu puoi decidere se fare o non fare qualcosa. So che hai delle scelte da prendere grandi e piccole ogni giorno e che ogni scelta determinerà dei risultati.

So che puoi decidere di esplorare nuove vie, con la giusta misura, la tua misura, per i tuoi motivi e nel modo migliore per te, senza scottarti. O puoi lamentarti che il mercato è piccolo. Scelte.

“Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza prova a dormire con una zanzara” (cit Dalai Lama)

Sei piccolo? Tanto meglio: sei più veloce e snello e ci metti meno a cambiare rotta.

La cosa importante è solo decidere di fare, di partire, di cercare nuove opportunità.

Puoi essere determinante per il panettiere come per un colosso del mercato, dipende da te, da cosa offri e da come ti proponi. Cerca la tua nicchia di intervento, pochi servizi ma ritagliati come nessun altro e anche i grandi ti cercheranno. Magari all’inizio con piccole cose, ma la voce si spargerà negli ambienti giusti.

 

Di errori ne farai tanti, avrai fallimenti e successi, come tutti, ma è solo dando fondo alle tue risorse professionali, la tua creatività e al tuo impegno ad eccellere che raggiungerai grandi traguardi.

L’unico vero errore è non tentare convinti di poter fare troppo poco, rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità e all’abitudine.

Sta a te combattere, alzarti dal letto ogni mattina con quello spirito che vince ogni battaglia e sfidare il mercato con tutta la passione e l’audacia che hai dentro di te.

 

Pensa al tuo passato, a quando eri un bambino o un adolescente: avrai fatto qualcosa di folle agli occhi di un adulto ma che è andata benissimo e ti ha regalato una grande soddisfazione.

 

Torna con la mente a quel momento, rivivi quelle sensazione e portale con te al presente. Quella è l’energia che hai bisogno per dare una svolta al tuo mondo.

 

Unisci l’audacia e la voglia di scoprire e sperimentare propria dell’età più verde alle tue nuove competenze e alla tua esperienza e sarai imbattibile.

Fallo ora nella tua pausa pranzo e riparti subito con una nuova versione di te.

 

Hai difficoltà a unire il ricordo emotivo del passato con il tuo presente? Sono qui, ti aiuto io.

 

E ora dimmi: come affronti tu, le tue paure nel fare un passo in una nuova direzione?

 

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4 pensieri su “Fifa Da Freelance

  1. Ciao Andrea, posso schierarmi a favore dei dipendenti ?
    So che il mio è un caso più unico che raro, credo di avere l’unico imprenditore “comunista” esistente in Italia, tanto che, quando abbiamo avuto un periodo di difficoltà ed è stato costretto a richiedere la Cassa Integrazione, alla riunione con i sindacati sono loro che hanno fatto la figura dei “cattivi”.
    Non so, in 14 anni di lavoro non mi sono mai sentita oppressa dal peso del cartellino, è vero, anch’io timbro il cartellino ma mi è stata data libertà di orario. Le decisioni aziendali vengono prese di comune accordo con i dipendenti, in altre parole, siamo coinvolti, responsabilizzati, come se il successo di un lavoro dipendesse da tutti non solo da una decisione presa dal titolare. Alla fine dell’anno, se l’azienda è andata bene, se una produzione ha avuto successo veniamo premiati tutti, indistintamente, praticamente ci sono i dividendi anche per i dipendenti, in percentuale diversa rispetto ai titolari, ma le aziende che riconoscono un premio anche ai dipendenti sono rare.
    Il risultato ? I dipendenti non si sentono parte di una catena di montaggio, partecipano attivamente, con entusiasmo, sono contenti se tutto va bene, si danno da fare se qualcosa va male, sono puntuali anche se non gli viene richiesto e soprattutto non ci sono assenze, io in 14 anni ho fatto 40 giorni di malattia di cui 30 quest’anno perché ho subito un intervento, può essere fortuna ma preferisco chiamarla responsabilità.
    Chi me lo fa fare di cambiare ? La voglia di rimettermi in gioco ? Mi sono rimessa in gioco anche stando in azienda, in 14 anni ho cambiato 4 ruoli diversi e l’entusiasmo è quello del primo giorno. Non siamo perfetti, la perfezione non esiste, abbiamo molti difetti ma tutti insieme riusciamo a superarli e ad acquisire esperienza.
    Per ora, io resto qua.

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    • Sono rarissime le realtà come a tua Monica, ne parlammo anche di persona ricordi? Poi intendiamoci: intanto io cerco di dare una mano ai freelance della rete, che sono la stragrande maggioranza del mio target, e poi non è che tutti devono per forza fare l’imprenditore. Io non ce l’ho fatta, durai 15 minuti da dipendente, ma è anche questione di carattere, obiettivi e opportunità. E poi tu fai già un po’ l’imprenditore, tanto nell’azienda in cui lavori, quanto fuori nel portare avanti il tuo nome con valori precisi. Se un domani decidessi di cambiare, avresti giò il Brand “MONICA MORETTI” pronto e autorevole.

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  2. Andre, se andiamo avanti così continueremo a ispirarci nuovi post a vicenda 🙂

    Hai presente quando in estate l’acqua della piscina (o del mare) è fredda e si ha paura a buttarsi? Ecco, io non sono fra quelli che scendono gli scalini per bagnarsi piano piano ma, mi butto!
    Idem nella vita.

    Chiaro, ci sono episodi che è meglio affrontarli coi piedi di piombo ma, quando voglio qualcosa, me lo vado a prendere. Sempre!

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    • Ale, quando ho letto il tuo articolo di questa mattina ho pensato “ecco il motivazionale di oggi” quindi ho messo in stand by quello programmato e ho scritto di getto. Se mi ispiri, mi ispiri. Prova a scrivere cose brutte e insulse così eviti sconvolgermi i programmi 😉

      Bella questa immagine della piscina!
      E, si: ci sono casi in cui è necessario ponderare, non per niente parlavo di audacia filtrata dall’esperienza.

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