Il valore della semplicità

Il valore della semplicità

 

Tre righe, solo tre righe, ma leggile. Per quanto possano apparirti ostiche, leggile.

 

A seguito di numerose prove, abbiamo stabilito che data una certa quantità di cristalli di NaCl, immersi in un liquido composto da due molecole di idrogeno (H) ed una di ossigeno (O), la stessa presenta caratteristiche di idrosolubilità.

 

“Oh raga, ciacchestoria! Il sale si scioglie nell’acqua!”

Credo sia lampante come la prima frase tenda a far passare la voglia di leggere, mentre la seconda, per quanto colorita, esprima il medesimo concetto, fornisca la stessa informazione in una forma più comprensibile e soprattutto più fruibile.

Allo stesso modo potrei parlarvi di rapport, di stato Rem, di onde Alpha, Theta, Beta, Delta, di come le frequenze cerebrali possano essere indotte con truismi, interruttori, suggestioni… e probabilmente mi leggerebbero in due.

So anch’io parlare “difficile”, ma non lo faccio.

Sai perché? Perche la cosa che più mi preme è rendere semplice e subito utilizzabile da tutti quanto scrivo.

E non solo quando scrivo, ma anche quando parlo. Ecco quindi che spesso il mio modo di esprimermi non risulta particolarmente elegante, né tantomeno ricercato, ma in compenso è comprensibile da chiunque.

Non mi serve parlare da tecnico con chi queste cose già le conosce, per il semplice fatto che costui non saprebbe che farsene di informazioni che già possiede.

Quello che voglio, invece è permettere a chi non ha dimestichezza con questi argomenti, di comprendere ed utilizzare il più velocemente possibile ogni più piccola sfumatura di quanto cerco di trasmettere.

Questo è quello che intendo quando parlo di valore della semplicità.

Darsi importanza con parole tecniche e con frasi costruite appositamente per farsi comprendere da pochi, non solo è inutile, ma anche controproducente.

Una pratica che tende ad infastidire tanto gli esperti di un settore, quanto i neofiti.

Eppure una pratica che dilaga. Mai provato a chiedere ad un esperto di marketing di spiegarti qualcosa?

O ad un Seo in cosa consiste il lavoro che sta facendo?

Ecco io ho provato, e se me l’avessero spiegato in sanscrito avrei compreso di più. Ok, non tutti sono così, ho trovato chi in poche, semplici parole, mi ha dato tutte le informazioni di cui avevo bisogno.

E quante volte trovate persone che cercano di vendervi un prodotto, o un servizio, che cercano di confondervi con grosse parole e termini tecnici, magari inventati al momento?

Dai seriamente: quante volte funziona? Quasi mai.

Perché chi conosce bene un argomento, non ha bisogno di farsi bello complicando le cose: lo conosce e basta. Anche nel mio settore sento decine di professionisti parlare di come si effettua una comunicazione efficace con termini al limite del ridico o abbreviazioni incomprensibili anche agli addetti ai lavori. Riempiono la bocca e gli danno fiato, ma il risultato non è mai la divulgazione.

Un buon venditore, si fa capire il più velocemente possibile, perché sa che prima viene conclusa una vendita meglio è. Allungare i tempi è sempre una cattiva idea. Anche i truffatori di professione eseguono presentazioni e fanno richieste in tempi brevi, magari tendono a confonderci, ma usando sistemi ben diversi dal lessico tecnico e ricercato.

La semplicità è una delle caratteristiche più costanti nelle persone di successo, e spesso anche in quelle più simpatiche.
So che molti di voi hanno una professionalità da spendere, quindi vi faccio una domanda: ma voi comprereste da uno antipatico e che vi fa sentire inadeguati quando parla?

Ecco, appunto 😉

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6 pensieri su “Il valore della semplicità

  1. Ciao, d’accordissimo sullo spirito che pervade il tuo articolo: scrivere o parlare usando artificiosamente dei tecnicismi vuol dire vendere fumo e spesso nascondere la mancanza assoluta di contenuti. Si sa: se si parla semplicemente, il re è nudo e il vuoto dei concetti è visibile a tutti. Io però sono anche un difensore della precisione del linguaggio e del significato delle parole (stavo per dire “semantica”, mi sono trattenuto :-D). Nel marketing, come in altri ambiti, esiste un linguaggio tecnico, e non mi piace rinunciarvi per ricorrere a iperbole imprecise. Piuttosto, cerco di utilizzare questi termini spiegandone il significato, se l’interlocutore non lo conosce, in modo da metterlo a suo agio. La nostra lingua si sta già impoverendo abbastanza, per cui difendiamone la complessità, senza ovviamente cadere nel ridicolo o nel pedante! Sei d’accordo?

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  2. Ciao,
    sono d’accordo su tutto, se non fosse per quell’accostamento sul finale ai truffatori di professione… 😉 Sto ironizzando, ho capito il senso. Parlare semplice è più efficace.
    Credo però che ci sia una via di mezzo tra il parlare in modo fastidioso e ipertecnico e la semplicità assoluta. Bisogna chiaramente utilizzare un linguaggio comprensibile ma mi piace pensare che, con la dovuta attenzione e senza esagerare, ogni tanto si possa osare un pochino e andare oltre il “grado zero”.
    Se così non fosse in pubblicità (che è il mio campo) non esisterebbero altro che televendite. Che ci stanno, vanno bene e probabilmente funzionano ma non sono l’unico modo di parlare ad un pubblico.
    Forse parlare semplice non è legato solo ad una scelta lessicale ma può essere inteso anche come rispondere a dei bisogni autentici, in modo più o meno esplicito ma mettendo comunque la persona, il reale al centro. Che ne pensi?

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    • Si Serena, concordo. Il mio era un “attacco” nei confronti di chi si riempie la bocca solo per far vedere che sa, mentre chi realmente sa rende fruibili anche i concetti piú ostici. E piú é tecnico un lavoro, piú è necessario uno sforzo per farsi comprendere da chi non conosce la materia. L’accenno sui truffatori, in effetti è stato inserito per legare questo articolo al prossimo. La truffa comunque è sempre orchestrata da individui, moralmente discutibili, ma estremamente ferrati per quanto attiene alla comunicazione nell’accezione piú ampia del termine e le procedure che costoro utilizzano per “confondere” sono ben lontane dal lessico esageratamente tecnico.

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  3. Andrea ciao, condivido assolutamente!
    I tecnicismi servono solo fra addetti ai lavori ma spesso i clienti, le persone, con cui ci confrontiamo ignorano il significato dei complicatissimi termini.
    Ecco perchè è necessario imparare a comunicare, in maniera diretta, con spiegazioni fruibili e immedesimandosi sempre nell’altra persona.
    La comunicazione parte dalla comprensione e se manca questa non si riuscirà mai nè a chiudere una vendita, nè a sviluppare un progetto e si creeranno insoddisfazione e frustrazione.
    Su questo concordiamo ma aggiungo un però.
    Nel marketing, ma come in tanti altri settori, alcuni termini sono specifici e per poterli spiegare ci vuole diverso tempo. Primo incontro ti spiego tutto per filo e per segno e costruiamo una sorta di glossario.
    Questo glossario deve diventare il pane quotidiano del tuo interlocutore così che la comunicazione diventi fluida e veloce. Richiede quindi impegno e curiosità anche da chi sta dall’altra parte.
    Se questo viene a mancare ci troveremo di fronte a dialoghi interminabili dove andremo a ripetere ogni singolo concetto innumerevoli volte e si creerà una perdita di tempo.
    Tempo che manca a tutti e va ottimizzato.
    Concordi?

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