Il talento nel tratto (Guest)

il talento nel tratto

Un guest post, in via del tutto eccezionale, perchè questa cosina è molto interessante. Fa parte della mia personale attitudine ad  aggiornamento continuo e perenne ricerca di nuove risorse e competenze e per una volta ho deciso di condividerla con tutti i miei lettori.

Mi capita qualche tempo fa di trovarmi tra le mani degli appunti scritti da un dirigente di una media impresa provenzale.

Ok con il francese me la cavo bene, ma l’occhio mi scappa sulla forma, sullo schema costante nell’organizzare gli appunti, sul modo in cui gestisce lo spazio sul foglio, e traggo le mie conclusioni.

Però capisco che mi manca qualcosa e allora alla prima occasione mi metto a caccia di chi ne sa più di me. Si: la calligrafia può rivelarmi molto, ma ne so troppo poco di grafologia.

Come sapete io cerco sempre i talenti, e cerco sempre i migliori in ogni settore.

Io ho competenze sulla cold reading, la mnemonica,  persuasione, suggestione, nlp, psicosomatica, etc..  ma di grafologia so proprio poco e quindi, cerca e ricerca, valuta, scambia opinioni arrivo a trovare i maggiori esperti del settore. Tra tutti scelgo Ornella Lo  Prete (la trovate qui TW @lopreteo) , che ne sa tanto, tanto, tanto.

Quindi le chiedo di scrivermi qualcosa e ne viene fuori un post e…Eccolo qua! Lo trovo molto interessante anche e soprattutto in chiave Cold reader. Da leggere tutto d’un fiato.


 

Cercansi “giovani talenti”. Negli annunci dedicati alla ricerca di personale è ormai sempre più frequente la richiesta posta in questi termini. Innanzitutto mi domando: giovani per l’anagrafe, oppure appena scoperti e dunque tutti da sviluppare? E poi, cosa intendono per talento? Altro dilemma mai risolto. Una conoscenza tecnica superiore alla media, un’abilità relazionale irresistibile oppure una capacità intuitiva eccezionale? Che si tratti di disposizione innata o di competenza costruita con impegno e determinazione – e per questo forse qualche capello bianco può aggiungere valore – una qualità considerata pregiata in un contesto potrebbe essere inutile o addirittura inopportuna in un altro. E’ necessario allora precisare i tratti del talento ricercato.

Ma poi, siamo sicuri di conoscere, anzi di “riconoscere”, i nostri punti di forza? Mi riferisco a quelle capacità distintive che costituiscono il nostro Personal Brand, per intenderci: le caratteristiche esclusive in ognuno di noi e che ci rendono unici e insostituibili in alcuni contesti; ma anche le attività che ci fanno sentire a nostro agio e che sorprendentemente ci ricaricano di energia quando credevamo di essere sfiniti. Sappiamo come si comportano nel loro inevitabile dialogo con i nostri punti di debolezza e nella gestione delle emozioni in situazioni che ci creano disagio? Quanti potenziali vengono bloccati da una scarsa conoscenza di Sé.

Come fare allora per incontrare nostri talenti più esclusivi? Come individuare il modo assolutamente personale e unico per poterli sviluppare? Vantaggi e limiti li possiamo incontrare proprio nel tratto. Sì, certo, nei tratti di personalità, quelli gerarchizzati da Allport o quelli sintetizzati da MecCrae e Costa nel Big Five, per citare solo alcuni riferimenti noti.

Ma anche nel tratto della nostra scrittura: la traccia che la penna lascia sul foglio quando scriviamo. Che sia largo o stretto, pesante o leggero, con il bordo difeso (nitido) o accogliente (poroso) verso l’ambiente/foglio, nel suo procedere costruisce le forme della nostra comunicazione scritta e ci rappresenta, che lo vogliamo oppure no. Così come osserviamo l’abbigliamento, la postura, il modo di parlare, l’arredamento dell’ ufficio di una persona che incontriamo per entrare in sintonia e per comprendere valori e bisogni, come scrive Andrea Girardi in  http://goo.gl/cYhqL , possiamo rivolgere l’attenzione a noi stessi.

Non solo ragionando sui nostri comportamenti e sul modo di presentarci ma anche guardando la nostra scrittura. E per fare una prima ricognizione non è necessario essere dei grafologi affermati – ci vorrebbero anni di studio ed esperienza – basta essere così come ha dichiarato Max Pulver – uno dei massimi studiosi della materia e riferimento importante per gli studiosi di tutto il mondo – “Grafologo è anzitutto colui che è colpito dalla qualità formale e strutturale. Dai dati intuitivi della scrittura.” (1931, La simbologia della scrittura). Via libera dunque a capacità di osservazione e intuito. Esercitiamoci ad osservare il filo grafico immaginando le ragioni delle sue modalità espressive.

Per  iniziare vi propongo un gioco facile facile.

Procuratevi un momento di tranquillità ed elencate su di un foglio tutti i fili che conoscete (dalla sottile ragnatela, allo spago, al filo spinato). Lasciate correre la fantasia e cercate di arricchire il più possibile la lista (non accettate suggerimenti: devono essere i fili della VOSTRA VITA). Potete  anche immaginare dei fili in movimento, come un rivolo di acqua o il denso scorrere del miele. Visualizzateli nel contesto nel quale li ricordate.

Adesso cercate una vostra firma, non importa quale, e andate con l’immaginazione nella sala di un museo  dove c’è un solo quadro, grande, con al centro proprio la vostra firma. Osservatela come si osserva un’opera d’arte e non vi curate di cosa c’è scritto. Seguite con lo sguardo la traiettoria del filo grafico. Cosa fa? Corre, si spezza, s’impenna, si attorciglia? Oppure accarezza la superficie sinuoso ed elegante?  A quale filo della vostra vita potrebbe assomigliare?

Non cercate complicate interpretazioni psicologiche in questo gioco. Lo scopo è quello di intraprendere un dialogo con la propria scrittura.

Lo avete fatto? Davvero?

Benvenuti nel mondo della grafologia per “riconoscersi”!

by Ornella Lo Prete

Potete anche visitare

http://goo.gl/WrfUBP

http://goo.gl/psLdB

 


Io credo ci sia molto di più rispetto a come la mettono i grafologi, insomma Ornella ha la conoscenza specifica che io ammiro, ma sono convinto ci si possa tirar fuori  anche tante altre cose.

Certo è, che trattasi di un campo interessante e che sia innegabile che lasciamo tracce di noi in ogni cosa che facciamo, quindi anche nel tratto.

Probabilmente col tempo e con l’approfondimento di tale disciplina, arriverò a conclusioni più complete e precise, di fatto mi piace molto la chiave di lettura che adottano ora gli esperti come Ornella, che reputo una delle migliori in assoluto in questo campo.

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4 pensieri su “Il talento nel tratto (Guest)

  1. La grafologia mi è sempre piaciuta, anche se non ci capisco nulla .
    La mia firma è sinuosa-elegante e inclinata a destra, ma questo non mi comunica nulla 😀
    Vedrò di approfondire il discorso.

    Mi piace

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