Social fa rima con Business

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Social! Ma che bella parola.

Sei sicuro di essere social? E quanto lo sei?

Perché a me sembra che ti incasini un po’ la vita da solo.

Un tipo social è uno che crea e partecipa a conversazioni, ma non solo per tornaconto personale.

Social è chi riesce a stabilire rapporti con tutti, che si fa capire anche da chi ha un background differente, non necessariamente inferiore o superiore, ma semplicemente differente.

Anzi forse il punto è proprio in questo termine: Differente.

Non troverai mai, né off né on-line qualcuno esattamente come te, e questo è un bene.

Due persone uguali in tutto la pensano allo stesso modo su tutto, e quindi una delle due è inutile.

Ecco perché se sei social davvero hai solo da guadagnarci.

Una persona social trova semplice, piacevole, anche divertente il rapportarsi con gli altri e la rete ci dà opportunità in questo senso, prima inimmaginabili.

Perché da qui tu puoi intrattenere rapporti con chi sta a chilometri di distanza e magari anche trovarti un cliente lontano.

Tanto il tuo lavoro sarebbe uguale che tu lo svolga in cima ad un monte o stando in mezzo al mare. A te per lavorare basta una connessione sicura, veloce, affidabile.

Ma ti servono i clienti o il tuo lavoro si ferma.

Se sei social, ma social davvero, i clienti arrivano, perché come te ce ne sono mille che sanno fare il tuo mestiere e magari si vendono anche prezzi irrisori, ma se sono antipatici, o semplicemente distaccati, forse faranno più fatica di te.

Non è necessario essere dei buffoni e far ridere la gente e nemmeno essere particolarmente simpatici.

Pensaci: se hai voglia di prendere un caffè e sotto al tuo ufficio ci sono 5 bar, in quale vai?

Poniamo che siano tutti belli, ben arredati e puliti, che la qualità del prodotto sia la medesima, come i prezzi ed il servizio. Sono anche tutti cordiali, gentili ed educati. Come scegli?

Forse scegli il locale con il barista più empatico. Quello che non è necessariamente un barzellettiere, ma quello che sa se e quando raccontarti una storiella divertente.

Tu vai da quello che con un solo sguardo sa cosa ti serve in quel momento e ti dà esattamente quanto hai davvero bisogno, prima ancora che tu sappia cosa chiedere.

Lo so, già è complesso farlo vis a vis , ma tramite la rete che ti mancano tutti quei segnali paraverbali e non verbali….

Ma no! Ti garantisco che è molto semplice quello che serve: devi essere empatico.

Pensaci: chi sono quelli che consideri molto social? E cosa fanno per esserlo? Come si comportano, come si rapportano con te e con gli altri?

Sono forse arroccati sulle loro posizioni, o ti ascoltano esclusivamente quando hanno bisogno di te?

Mai! Loro ci sono quando serve a te. Loro non spettegolano e non parlano male di nessuno, non giudicano e si mettono in gioco senza veli.

Quelli social quando vogliono esprimere un concetto cercano di farlo con le parole più semplici e nel modo più scorrevole possibile. Anzi spesso hai l’impressione che siano arrivati al momento giusto con il giusto imput, proprio quello che cercavi e ti hanno parlato usando il tuo linguaggio.

Quelli social non stanno a pensarci tanto a come rapportarsi con te, lo fanno e basta.

E lo fanno in modo naturale.

Se cerchi informazioni su di loro, trovi cose semplici, comprensibili da tutti.

Se vuoi contattarli sai sempre come e dove trovarli.

Se vuoi commentare un loro contenuto lo puoi fare in modo agevole.

Insomma: è gente che in qualche modo ti semplifica la vita.

Ora la domanda è: tra quello simpatico, quello gentile, quello educato e quello empatico, qual è il barista che scegli?

Ecco, appunto, anche gli altri. E per tutto. Quale che sia il prodotto che cerchi, a parità di condizioni andrai a cercarlo da chi ha quel qualcosa in più che gli altri non hanno: l’empatia.

Essere empatici è facile, molto più facile di quanto si possa pensare. E soprattutto è una dote che tutti noi abbiamo sviluppato ed utilizzato nei primissimi anni della nostra vita, fin da quando eravamo dei pulcini.

Alcuni hanno mantenuto questo atteggiamento, altri lo hanno dimenticato.

Ma c’è, è lì nascosto nella nostra mente, basta risvegliarlo,

Non posso usare il blog per spiegarti come si risveglia l’empatia e come applicarla in modo agevole e produttivo, mi servirebbero un paio d’ore di esercizi e dimostrazioni, ma un consiglio posso dartelo: chiunque incontri ha in sé qualcosa di splendido e straordinario.

Cerca di capire cos’è e magicamente ti verrà più semplice farlo entrare nel tuo mondo.

Perché l’empatia non è solo entrare nel mondo dell’altro, ma anche far entrare l’altro nel tuo.

Prova: ti piacerà.

E se vuoi saperne di più… 🙂 prossimamente!

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8 pensieri su “Social fa rima con Business

  1. Un bambino che vede piangere un altro bambino o un adulto si avvicina e prova, in qualche modo, a consolarlo. Spesso se un bambino comincia a piangere anche gli altri intorno a lui tenderanno a farlo. (Forse ti riferivi a questo, @Daniele?)
    I bambini sono empatici, nonostante nei primi anni di vita siano individui fortemente egocentrici, centrati su se stessi e i propri bisogni. Sembra strano che queste due nature riescano a convivere (con le dovute differenze caratteriali, derivanti ovviamente anche dall’ambiente di crescita e quindi dalle cure parentali ricevute) ma la vera stranezza è sorprendersi perché – da adulti – una delle due venga per lo più sopraffatta dall’altra. Come se si facesse talvolta più forte l’istinto di sopravvivenza e diminuisse il riconoscimento delle emozioni dell’altro da sé.

    Scusa la lunga divagazione personale, Andrea, e grazie per i preziosi spunti di riflessione!

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    • Un commento sul blog è una festa per chi scrive, sempre. Quindi niente scuse Sonia. Essere empatici ed egocentrici, per quanto possa sembrare paradossale, in effetti è cosa naturale.
      L’imperativo è prosecuzione della specie. Quindi: sopravvivere (ecco perchè IO viene prima di tutto)e per sopravvivere hai bisogno degli altri, ecco perchè l’empatia è parte del nostro corredo dalla nascita. Questo per gli animali sociali come noi.
      Non tutti i mammiferi sono animali sociali, ma l’empatia è propria del regno animale per due motivi: nella fase di “corteggiamento” è necessaria per riconoscere i segnali dell’altro individuo, e nei primi mesi (o anni dipende dalle specie) di vita come sistema di protezione.
      Il cucciolo, infatti è indifeso fisicamente e quanto ad esperienza, quindi non solo non è in grado di fuggire il pericolo, ma non lo sa nemmeno riconoscere. La natura ha trovato questo stratagemma: rende il cucciolo di ogni specie, empatico, e l’empatia suscita anche una sorta di istinto di protezione da parte degli esemplari adulti. Ecco quindi che per il piccolo diminuisce la possibilità di essere abbandonato, mangiato, maltrattato etc… ovvero le sue probabilità di raggiungere la maturità sessuale e quindi garantire la prosecuzione della specie aumentano considerevolmente. Tutto qui, detto in modo molto semplice.

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  2. Mmm… quindi c’è, questo atteggiamento, eh? Mi fa riflettere la cosa che da bambini, neonati intendevi magari, l’avevamo.

    Tiro a indovinare: essere naturali, istintivi. Non sono sicuro che sia così.
    Non mi resta che aspettare nuove 🙂

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