Obiettivi, Impara Dai Bambini

Matilda

 

Visto che bella bambina? Si chiama Matilda.

Quanti di voi sono stati bambini così piccoli? Tutti , vero?

Già, fa parte del gioco: tutti siamo stati piccoli, indifesi e dipendenti da qualcuno.

Un bimbo di quell’età non sa mangiare da solo, non cammina sulle gambe ma gattona, non parla e capisce poco del mondo che lo circonda.

Per lui tutto è nuovo.

 

Noi passiamo del tempo a cercare di capire come fare ad arrivare ad un obiettivo, ci facciamo un sacco di domande e ci creiamo da soli una moltitudine di ostacoli, eppure è scritto nel nostro DNA come si fa.

 

A nessun bambino sono state insegnate le regole grammaticali prima che imparasse a parlare, ma tutti hanno imparato a farlo.

A nessuno è stato spiegato come si fa a stare in piedi, o come si afferra un oggetto.

Cose che ci appaiono banali ma che sono indispensabili per una vita normale.

 

Chi ha dei figli ricorderà sicuramente il periodo in cui, seduti sul seggiolone venivano imboccati.

Ebbene, è proprio in quella fase che il bambino si guarda in giro, cerca di comprendere il mondo intorno a lui, registra ogni suono ed ogni immagine, anche la più banale e scontata e poi….

Poi c’è un momento magico: è quell’attimo in cui il suo sguardo si concentra su un oggetto a lui vicino e se hai la fortuna di vederlo puoi notare nei suoi occhi qualcosa che cambia.

Allunga la mano verso l’oggetto: ha deciso di afferrarlo.

Ma non sa come fare e allora magari va un po’ lungo, o troppo di lato e il bambino riprova due, tre volte, poi afferra l’oggetto.

Nei suoi occhi non c’è la soddisfazione, ma un semplice “Ah, ok!”.

 

E un momento meraviglioso, perché per la prima volta la sua mente ha generato un obiettivo, ha tentato e ritentato, valutato gli errori (da cui non si impara niente se non che si sta sbagliando) ed infine ottiene ciò che si era prefissato.

 

In quel momento ha imparato come fare.

 

Ma la cosa importante è che il piccolo non ha imparato solo a valutare lo spazio intorno al suo corpo e come calibrarsi, ha imparato molto di più: il suo cervello ha imparato a raggiungere un obiettivo.

Questo schema mentale che ha appena costruito gli servirà per il resto della sua vita per obiettivi sempre più complessi.

 

Un bel modo che la natura ha trovato per consentirci di ottenere quello che ci serve a sopravvivere: l’esperienza positiva e gli schemi mentali vincenti.

 

Un’azione semplice, che il bambino effettua abbastanza velocemente e che ha l’ulteriore vantaggio di creare in lui la sicurezza di poter fare e che se non riesce la prima volta, dovrà solo ritentare un po’.

 

Il passaggio successivo solitamente è un obiettivo più complesso e faticoso: alzarsi in piedi e smettere di gattonare.

Qui il bambino agisce per imitazione: vedendo mamma e papà vuole muoversi come loro e quindi la prima cosa che fa è cercare di alzarsi in piedi.

Purtroppo l’obiettivo è più complesso: più muscoli da controllare contemporaneamente, il proprio peso che fino ad allora non era stato preso in considerazione e poi deve imparare l’equilibrio.

Insomma: un lavoraccio. Ma ce la fa, ci vorrà qualche tentativo in più ma lui non demorde, ha già imparato che l’importante è non mollare mai, quindi dopo svariati tentativi raggiunge il nuovo e più complesso obiettivo.

 

OK! Ora può cimentarsi nel riprodurre i suoni dei grandi: lui può fare tutto!

 

Da lì in poi è un crescendo di piccole grandi sfide e si comincia a sperimentare vittorie e fallimenti e poi ancora vittorie senza mai fermarsi.

Il bambino comincia a provare quella cosa chiamata soddisfazione.

Almeno fino a quando qualche adulto non combina disastri trasferendo sul piccolo le proprie insicurezze.

Da quel momento iniziano i nostri problemi e cominciamo a lavorare in funzione di convinzioni di altri, l’inconscio rifiuta e disimpariamo che siamo felici se funzioniamo per obiettivi.

La cosa drammatica é che spesso, noi adulti dimentichiamo  che la mente di un bambino è una spugna, che assorbe tutto, soprattutto se questo tutto arriva da un adulto che stima.

Per quanto esasperante possa essere un bambino in certi momenti, dovremmo ricordarci sempre che agisce ed impara per imitazione e che la parola sbagliata può avere effetti devastanti: se dici ad un bimbo “sei stupido”, nel suo inconscio passerà il messaggio che lo consideri stupido.

Se ha stima di te perché sei uno dei suoi genitori o un insegnante o comunque sei per lui una figura autorevole, il suo inconscio prenderà per oro colato ogni tua parola e atteggiamento, quindi sarà da quel momento assolutamente sicuro di essere stupido.

 

Il nostro cervello per funzionare ha bisogno di essere coerente con ciò che pensa di sé stesso.

 

Ecco il problema: questo bisogno di coerenza lo porterà a dimostrare a sé stesso di essere stupido, e questo avverrà per il resto della sua vita probabilmente.

Con poco abbiamo combinato un disastro. Queste cose sono ben spiegate dall’ Analisi Transazionale, che vi consiglio sia che siate genitori sia che non lo siate, perché su queste basi si può comprendere più facilmente tanto il nostro quanto l’altrui comportamento… anche quello del potenziale cliente.

 

Questo modo di agire è scritto nel nostro DNA, e le decisioni che tutti prendiamo, convinti di aver liberamente scelto, sono sempre influenzate dalle nostre convinzioni più profonde e dai nostri obiettivi.

 

Intercettare l’obiettivo del bambino di afferrare qualcosa e mettere l’oggetto ad una distanza che gli permetta di sperimentare, significa dargli la possibilità di crescere.

Intercettare obiettivi e desideri di un adulto, significa vendergli qualcosa e per farlo il sistema migliore è farlo agire per imitazione (vedi riprova sociale) e fargli sperimentare (prova gratuita? Contenuti di un blog? Un piccolo e-book?).

 

I sistemi sono tanti, il punto sta nello scegliere bene il target e poi provare e riprovare, perché se hai un desiderio e lo trasformi in un obiettivo, allora è solo questione di tempo.

Ecco che la frase di Walt Dysney “Se puoi sognarlo puoi farlo”, assume un significato più pratico.

Il gioco in fondo sta tutto lì: desiderare qualcosa e trasformarlo in un obiettivo reale, e poi prendere i desideri del cliente e soddisfarli.

In fondo ogni buon imprenditore agisce intercettando desideri e dando agli stessi una risposta, tanto vale che lo facciamo anche noi.

E già che sappiamo che abbiamo un cervello predisposto a raggiungere ogni nostro obiettivo, credo sarebbe saggio lasciarlo lavorare per noi come spiego qui,  non vi pare?

 

Nota personale: la bimba della foto ora ha due anni e siccome la sua mamma, una di voi webworker, la sostiene nelle sue “sperimentazioni”, pare sia già molto indipendente e io colgo l’occasione per ringraziarla di avermi concesso la sua immagine. (Ah: grazie anche alla mamma che l’ha inviata).

 

 

PS: la prossima sarà la settimana di ferragosto, quindi per tutti quelli che stanno per raggiungere spiagge e monti, vi preannuncio che lunedì 12, pubblicherò un articolo molto ludico: un po’ di trucchetti da mentalista per divertirsi con i vicini di ombrellone 😉

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8 pensieri su “Obiettivi, Impara Dai Bambini

  1. Pingback: girardihr
  2. bel bel post. mia figlia a quasi 11 mesi e sperimenta quasi tutto, tranne quando gli esperimenti comprendono spine o cavi 🙂 ho letto un libro di Tracy Hogg, “linguaggio segreto dei bambini” e cavoli, mi sono accorta che diamo per scontato un sacco di cose: i nostri gesti, i nostri suoni del linguaggio… i bambini apprendono per imitazione e noi dobbiamo essere al 100%, sempre! in ogni caso, l’autrice scrive anche un capitolo interessante sulle lodi: se è vero che non bisogna mai offendere un bambino perché prenderanno per vero quello che le figure di riferimento dicono, anche il contrario, cioè lodarlo sempre e per cose non degne di lode, farà credere al bimbo che gli stiamo mentendo, e che quindi non è così bravo come vogliamo fargli credere. Buffo, vero?

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    • Si diamo spesso troppe cose per scontate. E si, Marty, interessante anche il concetto delle lodi immotivate. In fondo un bambino é piccolo, non stupido e pur avendo meno “strumenti”, comunque ragiona. Soprattutto ragiona la sua mente inconscia. Impariamo per imitazione, grazie a quella popolazione di neuroni specchio che alberga nel nostro cervello. Di come funziona la memoria e quindi l’apprendimento ne accenno in qualche post, anche se sotto forma ludica o molto commerciale, ma il senso é quello. Crescere un bambino, comunque, é una splendida esperienza e un esercizio di equilibrismo. Qualche errore sará inevitabile, ma sta a noi capirlo e porvi rimedio. Piú che altro ci vogliono tanto amore e tanto buon senso.

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  3. Salve Andrea,
    Ho letto il tuo post con molta attenzione: davvero molto bello, perché infonde speranza, ma ci ricorda che siamo artefici del nostro futuro.
    Insomma, siamo responsabili di tutto quello che facciamo, non abbiamo scuse: bisogna rimboccarsi le maniche, lavorare duro e pretendere il meglio. Saremo sempre in debito con chi verrà dopo di noi e, se lavorassimo male, oppure dessimo esempi forvianti, contribuiremmo a spegnere le possibilità, le speranze ed i sogni alle generazioni future. E questo non sarebbe giusto per loro, non se lo meritano.
    Almeno così l’ho inteso questo post.
    Ti auguro di trascorrere una buona giornata e spero di leggerti spesso.

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