Social Media Marketing, ma tu ci credi nei Social?

 

Veronica Gentili Blog

 

 

Domanda provocatoria, che nasce da un recente scambio di e-mail con uno di voi.

Mi si chiedeva: “E’ così presente la riprova sociale anche quando si parla di business, che dovrebbe essere molto più razionale e ponderato?”

Ebbene sì!

La riprova sociale è uno dei quattro “motori” decisionali più forti in tutti noi ed i social network aiutano in questo come nient’altro.

Ma facciamo un passo indietro.

Un tempo quando avevamo bisogno di un prodotto o un servizio, ci guardavamo intorno nel nostro quartiere, chiedevamo ad amici e conoscenti e se proprio non c’era altra scelta sfogliavamo l’elenco telefonico. Punto.

Oggi qualunque domanda ci passi dal cervello ci affidiamo alla rete, di solito a google e poi cerchiamo conferma del professionista scelto tramite forum o social network.

Ecco che le reti sociali acquisiscono un importanza ed una capacità di influenza sulle nostre decisioni, inimmaginabili fino a qualche anno fa.

Il perché è presto detto: anche in un ambito serio, ponderato e razionale, qual è il mondo del lavoro, dietro ad ogni decisione c’è una persona, con le sue forze e debolezze, ed ogni decisione viene filtrata dalle nostre convinzioni più profonde.

Aggiungiamo la scarsa disponibilità di informazioni: se ho bisogno un copywriter, o un Smm, è altamente probabile che io abbia ben chiaro l’obiettivo che voglio raggiungere, ma che non sappia come farlo, altrimenti non cercherei un professionista a cui affidare il lavoro.

In questo caso abbiamo due possibilità:

  1. Studiare tutto sull’argomento e diventare un esperto, ma questo comporterebbe uno spreco di tempo.
  2. Valutare quanto le persone selezionate ne sappiano, anche e soprattutto l’immagine che la rete ha di loro , ed ecco che social network e blog personali acquisiscono rilevanza.

Scorciatoie cognitive

Il nostro cervello è già predisposto, programmato se volete, per operare scelte importanti in tempi brevi.

Tendiamo inconsciamente a ricercare in noi qualcosa di simile che si possa adattare al contesto e spesso questi “ancoraggi” attengono ad informazioni molto radicate in noi o che ci sono state fornite in modo subliminale.

Avviene così che percepiamo punti di riferimento in modo non consapevole.

Quante volte abbiamo sentito la frase “l’ha detto il telegiornale”, o ancora “tutti dicono che …”

Ecco: ma tutti chi?

Magari solo 50 o 100 profili facebook, forse solo qualche decina di account twitter, eppure questo fa scattare in noi un modo diverso e meno critico di valutare un professionista.

Se poi il professionista in questione sa muoversi bene, non litiga, dimostra una certa competenza nello scegliere i contenuti che condivide con le proprie reti, se ha un sito e un blog tramite i quali elargisce “perle” che attengono al suo campo d’azione e lo sa fare in modo comprensibile ai più, allora il nostro cervello per quella particolare caratteristica che vuole i nostri comportamenti coerenti con le nostre più profonde convinzioni, andrà a costruire le parti mancanti per dimostrare che “se va bene a tutti, va bene anche a me”.

I punti di riferimento assunti per una scelta, per quanto indotti e alle volte irrazionali, influenzano fortemente i processi cognitivi alla base delle nostre decisioni.

La “riprova sociale” è uno dei punti di riferimento più radicati in noi, e poiché questa è una convinzione fondamentale, il nostro inconscio comincia a lavorare per ipotesi fino a trovare quella che più la conferma, scartando in automatico i dati negativi.

L’importanza di un blog bene gestito e di un sapiente utilizzo delle reti sociali, appare evidente.

Creare passaparola positivo diventa determinante, anche e soprattutto perchè la rete è meritocratica molto più del mondo off-line.

Sulla rete conta poco quanti soldi hai, quali titoli o quali persone altolocate conosci. Sulla rete conta chi sei, come ti comporti e quello che sai.

Ecco che se hai sessantanni e riesci a rapportarti con efficacia con i ventenni, nessuno ti considererà troppo vecchio, mentre se hai solo 25 anni ma nel tuo campo ne sai davvero, nessuno oserà dire sei troppo giovane, ma anzi diventerà un punto di forza, ti farà apparire ancora più bravo.

Tornando alla domanda iniziale, ma tu che con i social ci lavori, ma poi ci credi nei social?

Perché molti di voi ho avuto l’onore di conoscerli e dico onore perché vi reputo straordinariamente bravi, molto più di tanti professionisti super titolati che ho conosciuto off-line, ma spesso ho la sensazione che i primi a non credere così fortemente alla forza della rete siate proprio voi.

La rete non è altro che una lente d’ingrandimento su quello che siete, anche e soprattutto per quelli che sono i vostri clienti che di rete social capiscono poco.

Se vi trovano è grazie al passaparola positivo che il vostro modo di essere e la vostra professionalità ha generato e questa è una cosa che andrebbe applicata ad ogni attività.

Per quanto faticoso in termini di tempo impiegato e costoso l’avvalersi di uno di voi, è sempre meno costoso che una campagna tradizionale, incredibilmente più efficace e soprattutto mi sento di dire che il costo vero non è tanto esserci sulla rete, ma non esserci (o esserci male)

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7 pensieri su “Social Media Marketing, ma tu ci credi nei Social?

  1. Condivido buona parte del tuo post. Quello che non condivido per nulla é “la rete è meritocratica molto più del mondo off-line”. C’è molta gente ben piazzata, anche dal punto di vista seo, che vende patacche anche di propria produzione, scrive banalità, ma è nota sul web come “competente”. Direi che la rete, semmai, mette in evidenza chi è più abile nel vendere la propria immagine e i propri prodotti (ma le due cose sono strettamente legate) e, in questo, non c’è molta differenza dal mondo off-line.
    Mi sono piaciute le tue osservazioni in risposta a Enrico Rivasi, soprattutto quel “l’esperienza é il nome che la gente dá ai propri errori”. Una risposta simile l’ho data tempo fa in una discussione sull’utilità della storia: “la storia ci è utile perché è un susseguirsi di errori”.
    buona serata

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    • Come ti ho risposto su g+, io la trovo piú meritocratica, ma si tratta di esperienze personali piú o meno dirette. Non ho una statistica che mi consenta di sostenere la tesi con la forza dei numeri. Grazie per il commento.

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  2. Salve,

    bellissimo articolo. Mi sono ritrovato in molte cose che sono state dette. In particolare in questa fase “La rete non è altro che una lente d’ingrandimento su quello che siete”.
    Pongo una domanda alla quale la risposta non può che essere soggettiva: E’ determinate un’esperienza precedente prima di intraprendere la carriera da freelance?!
    Io sto riscontrando parecchie difficoltà e per quanto ci metta tutta la buona volontà credo che un’esperienza prima di mettersi in proprio sia più che fondamentale e forse al giorno d’oggi anche l’unica soluzione per chi vuole lavorare bene nel web e social media marketing.

    Buona serata

    Enrico Rivasi

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    • Non é il mio campo, quindi non so quanto lo studio possa essere sufficiente, dovresti chiedere a chi giá svolge il mestiere a cui ti riferisci. Parlando in linea piú generale posso dirti 1) l’esperienza é il nome che la gente dá ai propri errori 2) comunque sia con o senza esperienza il lavorare in proprio é sempre molto impegnativo.
      Comunque sono convinto che lavorare per se stessi sia milioni di volte piú appagante e sicuro che mettere la propria vita nelle mani di qualcun altro.
      Nei piú disparati settori ho conosciuto persone che sono partite da zero, lavorando come freelance e oggi non tornerebbero indietro per nessun motivo.
      Lavorare in proprio é una faticosa e impegnativa avventura perché vuol dire essere imprenditori, piccoli ma pur sempre imprenditori.
      Non mollare!

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